Durban ultima chiamata

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Si è aperto il vertice ONU di Durban, in Sudafrica, con la presenza di oltre 100 capi di stato o di governo e 47 mila richieste di accredito, una partecipazione mai vista a queste conferenze. Sono atterrati 145 jet privati e si sono spostate 1350 limousine di lusso a noleggio al giorno. Costerà circa 200 milioni di dollari, e durante il suo svolgimento verranno consumati circa 41 mila di tonnellate di CO2, un ammontare pari all’emissione annuale del Marocco. Ma nonostante tutto questo ora bisogna muoversi, ed in fretta. Ma con realismo. Perché nessun pasto è gratis. Perché è vero che in gioco c’è il futuro del pianeta e quindi dell’umanità. Ma è altrettanto vero che passare dal concetto sacrosanto di “sviluppo sostenibile” alla sua traduzione in un modello economico che garantisca il raggiungimento di tenori di vita decenti nei paese emergenti e – ancora di più – in quelli ancora poveri o poverissimi ma riesca ad avere il consenso politico nei paesi ricchi non è affatto semplice. Ed è questo il nodo da sciogliere, come ha efficacemente detto il primo ministro indiano: “Il clima per i paesi in via di sviluppo è una questione di vita, per quelli industrializzati è una questione di stile di vita”. Guardiamoci negli occhi: l’obiettivo del contenimento dell’aumento della temperatura a non più di due gradi comporta, secondo la stragrande maggioranza degli scienziati, una riduzione delle emissioni di CO2 del 50% entro il 2050. Questo significa una riduzione molto grande delle emissioni per i paesi “ricchi” e un contenimento anche per i paesi emergenti, Cina in testa. Questi ultimi propogono allora che i paesi ricchi, che hanno cominciato a inquinare molto prima di loro, si impegnino a tagliare le emissioni di almeno il 25% già al 2020. Una proposta che vede i paesi ricchi, USA , CINA e INDIA in testa, ancora non disponibili. Obama ha parlato tanto ma non bastano le parole ci vuole anche il coraggio delle azioni. Ancora qualche anno e poi crisi finanziarie come quella che attanaglia il capitalismo in questi giorni, sembreranno bazzecole al confronto della lotta per la sopravvivenza. Quanto potremo aspettare ancora perche gli USA rinuncino ad un pò del loro benessere, la posta in gioco è la vita di questo pianeta.

D.V.

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