ENI

12:31 Posted In Edit This 0 Comments »




Oggi amici voglio parlarvi della nostra compagnia petrolifera. L'ENI. Come tutti voi avrete avuto modo di vedere, sui vari canali TV questa multinazionale si sta proponendo all'attenzione degli Italiani con spot pubblicitari green dove la stessa è impegnata al rispetto dell'ambiente, del nostro futuro e della nostra qualità di vita in generale. Ma è tutto oro quello che luccica? Dopo la famosa marea nera causata dalla Bp e i tentativi europei di bloccare le trivellazioni nel mediterraneo, considerate troppo pericolose per i danni irreparabili che potrebbero verificarsi in seguito ad un incidente, l’attenzione torna a posarsi su quelle aree africane frammentate da pozzi di estrazione petrolifera, il cui inquinamento è spesso passato in serie B, chissà poi perché.  A ribaltare l’attenzione dell’opinione pubblica ci ha pensato un video che sta girando nel web, nel quale lo spot pubblicitario Eni viene messo a confronto con immagini che ritraggono le condizioni del Delta del Niger.  Il risultato del montaggio è forte, ha il suo impatto, anche un po’ inquietante, se lo consentite: gli impianti che negli anni avrebbero dovuto aspirare il greggio e incanalarlo negli appositi container hanno avuto qualche problema, evidentemente, dato che il paesaggio sembra essere stato dipinto con un nuovo, pesante colore: il nero. Sconcertanti  anche i dati riportati dal New York Times. Si calcola che negli ultimi cinquant'anni siano stati riversati nelle acque del Delta del Niger  circa 546milioni di galloni di petrolio (gallone=3,79 litri), secondo una stima del 2009.  Le controversie legate alle responsabilità delle  compagnie petrolifere, tra cui Shell e Eni, sono state affrontate anche dal programma di Milena Gabanelli (Report), oltre ad essere state oggetto di denunce e processi, quasi sempre evitati. Ma non è questa la sede per discutere sulla responsabilità di questi soggetti amici del GVA. Certo è che i territori in questione si ritrovano estremamente contaminati, le popolazioni che vi vivono sono costrette a servirsi di acqua e terreni inquinati. La vita in quei luoghi è al limite dell'accettabilità e se il popolo americano avrà un risarcimento per l’esplosione della Bp e avrà la garanzia che le coste del Golfo verranno ripulite, viene da chiedersi se la comunità nigeriana possa contare sullo stesso trattamento. Mentre l'ENI cerca di mostrare la faccia pulita agli Italiani, da altre parti, sotto la stessa egidia si muore. L’onda green avanza, ma forse non arriva proprio nel profondo di tutte le società. Ciò che sappiamo è che mentre Eni trasmette in tv una pubblicità piacevole, che punta sul rispetto e l’internazionalizzazione,  sul web spopola il video con le immagini del Delta del Niger accostate ai propositi dichiarati da Eni e, credetemi, il contrasto è stridente!

“Il Delta del Niger è un nitido esempio di come un governo venga meno agli obblighi nei confronti dei propri cittadini e della totale mancanza di responsabilità di quasi tutte le compagnie multinazionali presenti in Nigeria per l’impatto delle loro attività sui diritti umani”
 Audrey Gaughran, responsabile di Amnesty International.

    D.V.

Delta del Niger

12:08 Posted In Edit This 0 Comments »


Non c'è pace per il Niger, non bastavano le perdite degli impianti petroliferi lungo tutto il Paese che, finendo nei corsi d’acqua, arrivavano fino al delta del Niger. L’ultimo disastro petrolifero è partito direttamente dal mare aperto e, come una calamita, è stato attirato nuovamente dalla foce di uno dei principali fiumi dell’Africa. Il disastro è avvenuto pochi giorni fa quando circa 40 mila barili di petrolio greggio, fuoriusciti da una nave, sono stati scaricati in mare. L’incidente è avvenuto al largo delle coste nigeriane, più precisamente nel Golfo della Guinea, il 20 dicembre scorso. Una “Floating production storage and offtake vessel”, in pratica una piattaforma galleggiante di stoccaggio del carburante, stava scaricando il suo contenuto su una petroliera quando un malfunzionamento ha fatto riversare in mare milioni di litri di oro nero. La piattaforma è di proprietà, tanto per cambiare, della Shell che già con le sue perforazioni sta distruggendo l’intera area ammorbando con il petrolio l’intero delta del Niger come abbiamo già dimostrato altre volte. L'altra società petrolifera presente massicciamente in quella "terrificante" zona è la nostra compagnia di bandiera, l'ENI, "accusata pesantemente da centinaia di associazioni ambientaliste" Secondo i dati forniti dall’associazione ambientalista Environmental Rights Action, almeno fino al momento in cui la perdita è stata ufficialmente arrestata, sono stati 40 mila i barili di petrolio sversati in acqua, ma come giustamente affermano gli ambientalisti, è la Shell ad affermare che il buco è stato chiuso, dunque non c’è da fidarsi completamente di questa notizia. Come non c’è da stare certi che l’azione di 5 navi abbia già disperso la macchia, come dichiarato dalla stessa compagnia petrolifera. I dati dell’associazione inoltre sono stati confermati dalle immagini satellitari che mostrano una macchia nera di 70 km di lunghezza ed un’estensione di 973 chilometri quadrati. Un disastro che mette in ginocchio ulteriormente, come se ce ne fosse bisogno, l’economia dell’area che è basata per gran parte sulla pesca. Un disastro ambientale che non ha uguali in nessun'altra parte del pianeta e come dicevamo sembra che l'ENI ci sia dentro fino al collo.

D.V.

Differenziata

10:23 Posted In Edit This 0 Comments »
Tra i mille possibili modi di come sensibilizzare adulti e bambini alla raccolta differenziata, un'’idea originale e interessante è venuta ad una giovanissima della giunta Tartaglione di Marcianise (Caserta): regalare buoni sconto da 5 euro per ogni 5 kg di rifiuti differenziati e riciclati. Come? Attraverso l’ecopunto della Befana ecologica. L’idea della Befana ecologica è venuta al giovane assessore all’Ambiente del comune di Marcianise, in provincia di Caserta, Maria Teresa Vitale. L’iniziativa green approvata dal sindaco Antonio Tartaglione ha un obiettivo ben preciso: sensibilizzare grandi e piccini alla raccolta differenziata dai rifiuti. La Befana ecologica è stata promossa in collaborazione con il gruppo Carrefour di Marcianise che offrirà a tutti i cittadini virtuosi 5 euro di buoni sconto da utilizzare presso il negozio sito all’interno del Centro commerciale Campania, a fronte di una spesa di 40 euro e per 5 kg di rifiuti riciclati.  L’iniziativa si svolgerà dal 2 al 5 gennaio dalle ore 9 alle ore 13. Ogni cittadino potrà riciclare e differenziare i suoi rifiuti utilizzando l’ecopunto di raccolta in Viale della Pace e, per ogni 5 kg di rifiuti consegnati, pesati e divisi per tipologia: carta, cartone, plastica, vetro e tessili, riceverà un buono di 5 euro, a fronte di una spesa di 40 euro presso il centro Carrefour. Il buono sconto di 5 euro è valido per ogni tipologia di rifiuto raccolto e differenziato, quindi: chi più ricicla più viene pagato. Il progetto, come spiega l’assessore Vitale vuole essere solo l’apripista di un vasto programma di incentivo alla raccolta differenziata ed all’utilizzo dell’ecopunto. Insieme a Capitan Eco, analoga iniziativa studiata per i ragazzi, intendiamo veicolare un messaggio di sensibilizzazione ambientale in modo innovativo ed inusuale. Insomma, tutto fa brodo, l'importante è migliorarsi in questa lotta ai rifiuti.

D. V.

Cocaina

08:24 Posted In Edit This 0 Comments »



Oggi amici voglio porre alla vostra attenzione un fenomeno completamente nuovo di inquinamento che non mancherà di far discutere. Tracce di varie droghe rilevate dai ricercatori dell’Istituto sull'Inquinamento Atmosferico del CNR nel particolato a Roma e milano: è la prima volta che accade al mondo. Tracce di droghe nell’aria di Roma. Un gruppo di ricerca dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico (Iia) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, guidato dal dr. Angelo Cecinato, ha messo in evidenza, per la prima volta nel mondo, la presenza di cocaina nel particolato sospeso dell'atmosfera delle città. La ricerca si inquadra nel contesto più ampio della valutazione di composti tossici presenti nel materiale particolato ed è stata essenzialmente condotta in tre aree urbane italiane (Roma, Milano e Taranto) e ad Algeri. I risultati hanno evidenziato, oltre alla presenza di cocaina e di sostanze tossiche conosciute (come il benzopirene C20H12, un idrocarburo cancerogeno presente nel fumo di sigaretta, negli scarichi degli autoveicoli e nelle emissioni da combustione), quella di cannabinolo (il principale componente attivo di marijuana e hashish) e altre droghe, anche se meno dannose, come nicotina e caffeina. “Le concentrazioni più elevate di cocaina sono state riscontrate a Milano e nel centro di Roma, specialmente nell'area dell'Università La Sapienza, anche se”, precisa il dr. Cecinato dell’Iia-Cnr, “a causa del limitato numero di misure eseguite non si può dire con certezza che il quartiere universitario sia quello più inquinato da cocaina. Né possiamo affermare tout court che vi siano più diffusi il consumo e/o lo smercio di droghe: le cause di questa concentrazione sono tutte da indagare”. Mentre in gran parte del mondo ancora si muore di fame e di malattie che potrebbero essere debellate con kit da 10 dollari, nella opulenta Europa si consumano tonnellate di droghe. Anche questo fenomeno è indicatore di decadenza, decadenza di valori, di civiltà, di costume. Un inquinamento nuovo che non potrà che crescere visto l'andazzo, presto o tardi respireremo anche noi questa cocaina. Queste rilevazioni sono state effettuate attraverso le centraline che misurano le concentrazioni degli inquinanti, come le polveri sottili e vedono presenze anche di nicotina, cannabinoidi e caffeina. Trento per la cocaina ha concentrazioni di 0,040 nanogrammi (un milliardesimo di grammo) per m cubo d'aria, valori molto distanti dalle grandi citta', come Milano (0,462 ng per m3), Roma (0,140 ng per m3) e Bologna (0,104 ng per m3). Per i cannabinoidi sono stati rilevati a 0,175 ng per m3, valore piu' alto di Bologna (0,146 ng per m3). Per la caffeina ad esempio Venezia e' in coda, con 1,90 ng per m3, rispetto ai 36 ng per m3 di Milano e ai 40 ng per m3 di Bari. Per la nicotina Milano è a 78 ng per m3). Niente di cui stare allegri amici del GVA e siamo solo all'inizio.   

    D. V.

L'acqua, un bene di tutti

08:56 Posted In Edit This 0 Comments »





Parco giochi, una bella mattina di sole. Sono seduto  su una panchina, perso a girovagare nei miei pensieri. Un signore, un forestiero forse li per caso, sui 50 anni, un pò di più, un pò di meno. Polo blu e aria di chi ha tanto da dire , mi siede accanto. Come spesso accade in momenti particolari, in cui siamo tutti più buoni, tutti amici, tutti in confidenza, inizia a parlarmi. Parla, parla, parla. Dice che il mondo di  oggi non è come quello di quand’era giovane. Troppo benessere, poca voglia di soffrire, troppo di tutto. Troppi stranieri, Tutto uno schifo. E gli sprechi, poi...Si spreca su tutto, l’elettricità, la benzina. Si accalora, mentre guardo i suoi occhiali da sole all’ultima moda, soprattutto sulla questione della crisi idrica che ha colpito tutti, anche l'Italia. Mi dice che a volte, nel suo paese, l’acqua viene addirittura razionata, solo poche ore al giorno con tutti i disagi che la penuria provoca. Parla di abitudini sbagliate, di reti idriche colabrodo, di infrastrutture da terzo mondo. Ad esempio, mi dice, si “perdono” in media oltre 15 mila metri cubi a km di acqua in un anno; in pratica, circa il 40 % dell’acqua viene disperso, con picchi del 70% nella zona di Torino e Bari. Aggiunge che ci sono 50 mila km di acquedotti da rifare, mentre gli investimenti delle società dell’acqua sono di appena 700 milioni di euro l’anno. Uno sfascio. Efficienza, ci vuole. Dice: Bisognerebbe dare tutto ai privati, allora si che le cose andrebbero a posto. Io, che me ne sono stato quasi sempre in silenzio ad ascoltare, gli faccio notare che molte società di gestione dell’acqua oggi sono di privati, e che nel 1990,  quando gli acquedotti erano pubblici  si investivano circa 2,3 miliardi di euro. Come se non avesse sentito, continua a ripetere che è uno schifo, che questi che vogliono l'acqua pubblica bisognerebbe zittirli..... mi dice che ha sete. Si alza e si avvicina alla fontanella, apre. L’acqua scroscia, e lui si rimette seduto. Al mio sguardo interrogativo, replica dicendo: “Aspetto un attimo che si rinfreschi”. Riprende a parlare, per diversi minuti. L’acqua scorre, debordando sul prato. A quel punto, un uomo lo chiama urlando: “Renato! Renato! Vieni che ti offro una birra. Bella fresca!  ”Il signor Renato si alza (senza salutare) e se ne va. L’acqua continua a scorrere. Mi alzo, guardo la fontanella zampillare, la chiudo e non faccio a meno di pensare che ognuno di noi deve fare la sua parte. Non siamo soli. Da qualche parte, in questo immenso mondo qualcuno, proprio in questo istante, sta morendo perchè  non ha un sorso d'acqua. Me ne torno a casa pensando che forse in questa fetta di grasso mondo dove possediamo tutto, qualche cosa ancora ci manca.........................

D. V.

Alberi e longevità

01:03 Posted In Edit This 0 Comments »




Quello che potete ammirare in foto amici miei è l'albero più vetusto del pianeta, la sua età è stimata in 4800 anni, si amici dell'ambiente avete letto bene, 4800 anni ed è ancora vivo nonostante l'apparenza. Questo gigante era una tenera pianticella ancora prima chi i Faraoni d'Egitto costruissero le loro piramidi. Che dire...........

Di norma gli uomini più longevi risultano coloro che hanno vissuto una vita regolare, senza stenti e, dove è stato possibile, seguendo un'alimentazione sana e genuina. Ora un’interessante ricerca tutta italiana ha scoperto che gli alberi più sono vecchi e grandi, più hanno vissuto in ambienti e condizioni difficili. L’importanza degli alberi nell’ecosistema e nell’equilibrio della natura è ormai nota da tempo, anche i bambini che da alcuni anni festeggiano la Giornata nazionale dell’albero stanno imparando ad apprezzare questi giganti buoni. Eppure la ricerca guidata dai  professori Gianluca Piovesan dell’Università della Tuscia e Alfredo Di Filippo, dal climatologo Maurizio Maugeri dell’Università di Milano, e da altri ricercatori; ha portato a nuove scoperte nel settore. Si è potuto dimostrare che gli alberi più vecchi continuano a crescere, ad ingrossare la loro chioma, ad alzare il loro tronco, ad allungare le loro radici, non subiscono come gli uomini una maturità ma anzi, più vivono in condizioni svantaggiate e più sono longevi e sani. Come a voler dire che nelle foreste gli esemplari di alberi più giovani e con la crescita più facile, sono quelli che avranno una vita più breve. La crescita e la longevità degli alberi sono difatti inversamente proporzionate al fattore ambientale e alla temperatura. La ricerca ha preso in esame delle faggete distribuite lungo le Alpi e lungo la dorsale appenninica. I faggi più longevi che vivono sule Alpi hanno circa 400 anni, mentre quelli che hanno il loro habitat sugli Appennini ne hanno circa 500, la loro età aumenta laddove le condizioni climatiche sono più dure e dove l’altitudine è maggiore, e quindi l’inverno più freddo. Come spiega il professor Piovesan, con l’aumento della temperatura terrestre si rischia di far scomparire anche gli alberi ultracentenari delle nostre foreste. Se ci riferiamo ai cambiamenti climatici degli ultimi decenni, l’impatto ha sfaccettature diverse. Infatti sulle Alpi il riscaldamento sta producendo una accelerazione di crescita che si tradurrà in una minore longevità. Sull’Appennino invece, dove piove meno che sulle Alpi, entrano in gioco anche gli stress idrici che potrebbero portare a una morte più precoce degli alberi vetusti. Auguriamoci che chi ha nelle mani le sorti del pianeta sappia ancora emozionarsi di fronte ad un vecchio, meraviglioso albero.

D. V.

AUGURI

06:55 Edit This 0 Comments »

Auguri di Buon Natale e felice anno nuovo

La talpa

10:39 Posted In Edit This 0 Comments »

Oggi amici miei vi voglio parlare di un piccolo roditore che grazie alla sua vita alquanto "appartata" è molto, molto difficile osservare. La talpa. Si conosce ancora poco di questo nostro vicino di casa nonostante in tutti questi anni in molti hanno cercato di carpirne i segreti. Solo da poco si è scoperto che la talpa scavando le sue gallerie muove le sue poderose zampe come un nuotatore. Si amici del GVA, la talpa nuota. Nuota letteralmente nella terra con un movimento guale a quello di un nuotatore che usa lo stile a "rana". La piccola coda è sempre ritta in continuo contatto con il soffitto delle sue gallerie pronta a rilevare la più piccola vibrazione causata da lombrichi o larve. La talpa è un predatore specializzato nella cattura dei lombrichi. A tal fine essa scava lunghi cunicoli (gallerie di alimentazione) che fungono da vere e proprie trappole a caduta. Questa tecnica le consente di crearsi un'ingente scorta di lombrichi, il consumo giornaliero di vermi è pari a circa al suo peso corporeo. La talpa europea non conosce un periodo invernale di letargo o di torpore, essendo perennemente in movimento (ad ogni ora del giorno e della notte) abbisogna di una alimentazione continua. Le caratteristiche montagnole" di terriccio che ne segnalano la presenza servono principalmente da torri eoliche che catturano anche la più leggera brezza, indispensabile per l'areazione delle sue gallerie. La talpa è un animale profondamente solitario; sia i maschi che le femmine manifestano infatti uno spiccato comportamento territoriale. Si "tollerano" solo durante gli accoppiamenti e lo svezzamento dei piccoli. La stagione della riproduzione cade tra la fine dell'inverno e l'inizio dell'estate ed è solitamente breve. La gestazione si protrae per un mese e conduce alla nascita di 4-5 piccoli, partoriti in un apposito nido. Ma la scoperta più senzazionale amici del GVA è che sembra che le talpe non sviluppino tumori! I topi ed i roditori generalmente vivono pochi anni e tra le principali cause di morte, oltre ai predatori, c’è il cancro (90%). La talpa arriva a vivere fino a 28 anni. Una delle cause di questa longevità è dovuta allo stile di vita molto più sicuro che conduce nel sottosuolo dove sono pochi i predatori, oltre al sorprendente fatto che la talpa sembra essere immune al cancro. “in questi animali non è mai stato osservato lo sviluppo spontaneo di neoplasmi”, questo è quanto afferma la Dottoressa Gorbunova dell’ Università di Rochester in un articolo pubblicato dal New York Times. La Gorbunova avrebbe infatti iniziato a scoprire la base genetica di questa straordinaria immunità. Il gene P27. Le cellule della talpa hanno un doppio sistema che inibisce la regolare proliferazione cellulare, gli esseri umani ne hanno uno solo. Le cellule umane cresciute in laboratorio, quando vengono a contatto le une con le altre, si uniscono a formare un livello e smettono di duplicarsi. Le cellule cancerose, invece, continuano a riprodursi formando strati su strati. Alla base di questa inibizione, sia per gli esseri umani che per le talpe e i ratti in generale, ci sarebbe il gene p27. Le talpe sembrano avere un altro gene responsabile di questa inibizione ed utilizzerebbero il gene p27 solo come un backup. Il gene p16-ink4a. Quando le cellule di talpa cresciute in laboratorio vengono a contatto con poche altre cellule la loro riproduzione viene già bloccata. Questa inibizione precoce è mediata dal gene p16-ink4a che è presente anche negli esseri umani ma non ha effetti sulla replicazione cellulare.

D.V.

Pneumatici

11:34 Posted In Edit This 0 Comments »

Arriva l'inverno ed ecco l'ennesima ordinanza che obbliga all'uso delle catene o in alternativa le gomme da neve. Quattro gomme nuove sono una bella spesa, devo ammetterlo, però guardo al futuro. Le mie gomme sono già vecchiotte, le cambio e passo l'inverno tranquillo, poi in primavera ci penserò. Fatto. Ora sono a posto con le mie quattro belle gomme nuove e le vecchie?

Centomila tonnellate di pneumatici fuori uso, una quantità certamente non risibile, spariscono nel nulla ogni anno. La colpa non è del mago Silvan amici del GVA, qui la magia non centra nulla, sono fatti ben più terreni. Più che sparire nel nulla questi pneumatici rotolano e rotolando vanno a finire, guarda tu il caso, il qualche campo o in qualche roggia. Sembra che queste gomme ( ma queste sono notizie incontrollate) dopo aver percorso migliaia di chilometri, non riescano più a fermarsi e nottetempo abbandonano i depositi e se vanno in giro da sole a formare piccole discariche. Stupefacente amici del GVA, chi l'avrebbe mai detto. Questi sono gli sconfortanti dati raccolti nel dossier realizzato da Legambiente con la collaborazione di Ecopneus. In Italia, stando al rapporto, sono state individuate, a partire dal 2007, 1.049 discariche illegali estese su un territorio complessivo di oltre sei milioni di metri quadrati. Sul banco degli imputati, per quanto riguarda i grandi traffici, la criminalità organizzata, tanto che la concentrazione maggiore (il 63%) di siti di smaltimento abusivi si localizza, non a caso, in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Complici, ammettiamolo, anche i nostri lumbard che si fanno allettare da risparmi consistenti per smaltimenti in "nero". Comunque la maglia nera va alla Puglia, che ha all’attivo 230 siti di PFU, quasi il 22% del totale nazionale. Seguono la Calabria con 159 siti, la Sicilia con 141, e la Campania a quota 131. Al Centro è la Regione Lazio ad avere la peggio con ben 77 siti, mentre al Nord il triste primato è del Piemonte con 37 sequestri di discariche abusive di PFU. Non mancano illegalità al di fuori delle ecomafie perpetrate da piccoli operatori quali gommisti, officine, trasportatori, che creano piccole discariche per risparmiare sui costi di smaltimento. Altri dati che emergono dal dossier riguardano le perdite economiche dello Stato, quantificate, per questa tipologia di rifiuti, in 743,2 milioni di euro l’anno. Questi soldi sono a carico dei contribuenti come i costi di bonifica delle discariche abusive amici del GVA. Il danno economico complessivo (dell'ultimo triennio) si attesta ad oltre 2 miliardi di euro, con forti ripercussioni sia sulle casse dello Stato che sugli operatori del settore che lavorano nella legalità. Senza contare i danni al paesaggio ed i gravi rischi per l’ambiente, specie in caso di incendio. Per fortuna qualche cosa si sta muovendo: L’ambiente può tirare un sospiro di sollievo: nel 2012 si prevede che 47.997 tonnellate di pneumatici saranno ricostruiti e non finiranno in discarica. Il loro riciclo comporterà un risparmio di 45.544 tonnellate di materie prime, 114 milioni di litri di petrolio ed equivalenti, e 222 milioni di euro. Per la produzione di uno pneumatico per automobile occorrono circa 35 litri di petrolio, mentre per uno pneumatico industriale ne servono almeno 100 litri, se i pneumatici usati ma ancora integri nella struttura venissero ricostruiti, zero litri.

D. V.