Sicurezza nucleare

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Le cose non succedono mai per caso amici dell'ambiente e forse è stato proprio il blitz di Greenpeace a far aumentare i timori per la sicurezza nucleare in Francia ma, motivazioni a parte, i principali quotidiani d’oltralpe titolano in questi giorni che il colosso dell’energia francese EdF dovrà investire tra 10 e 15 miliardi di euro per adattare le sue centrali nucleari ai nuovi standard richiesti dall’Autorità per la sicurezza nucleare francese (ANS) dopo gli stress test effettuati in seguito al disastro di Fukushima. La Francia è stata chiamata ad effettuare gli stress test perché, in ambito europeo, è la nazione con il maggior numero di centrali nucleari in attività che dopo l’incidente di Fukushima non ha cambiato la propria politica sul nucleare. Sono 58 le centrali che forniscono energia alla Francia per il 75% del fabbisogno nazionale, e agli stati limitrofi compresa l’Italia. E’ stato il primo ministro Francois Fillon a diramare il rapporto dell’Agenzia per prevenire un incidente grave o limitarne lo sviluppo. Non si parla di chiusura degli impianti perché il loro livello di sicurezza è “sufficiente”, ma di messa in sicurezza. Una necessità che dopo il blitz pacifico di Greenpeace e l’esempio di Fukushima, è tutt’altro che trascurabile. Il rapporto dell’ANS chiede un “rafforzamento oltre gli attuali limiti di sicurezza il più presto possibile” e mette in evidenza nel personale una mancanza di consapevolezza dei reali rischi legati ad eventi sismici e una inadeguata manutenzione degli strumenti per il pompaggio dell’acqua. Entro sei mesi queste mancanze dovranno essere colmate dalle centrali nucleari della Francia. Per rafforzare la sicurezza e per migliorare l’efficacia degli interventi in caso di necessità, l’Agenzia ha richiesto l’istituzione di una forza rapida d’intervento, che potrebbe realizzarsi entro il 2014, capace di intervenire in 24 ore per limitare i danni di una qualsiasi calamità possa abbattersi sugli impianti. Questi interventi che, ricordiamo comporteranno stanziamenti di 10-15 miliardi di euro, dovranno essere sostenuti in parte dai cittadini, con rincari sulla bolletta elettrica. Un altro piccolo passo avanti verso la sicurezza amici del GVA, sappiamo tutti che in caso di incidente nucleare in Francia, i primi ad essere irradiati saremmo proprio noi, visto il tragitto delle perturbazioni.

D.V.

Vite a rischio

11:44 Posted In Edit This 0 Comments »

Quando vivi vicino ad una centrale nucleare lo sai, devi saperlo, che la tua vita, quella della tua famiglia, dei tuoi amici, può essere contaminata in qualsiasi momento da un disastro che travalica il tempo e la dimensione umana. Eppure non si è mai abbastanza preparati alla pioggia radioattiva che martella le esistenze nel raggio di chilometri e chilometri, costringendo la vita alla fuga. Devi metterlo in conto quando programmi la tua vita, quando decidi che quel lembo di terra sarà il tuo futuro, tuo, dei tuoi figli e dopo di loro dei tuoi nipoti. Non era preparato un uomo di 102 anni, residente nella cittadina di Iitate, distante 40 chilometri dall’impianto di Fukushima. Al pensiero di lasciare la sua abitazione, dopo l’annuncio delle autorità di ampliare l’area di evacuazione, l’anziano ha preferito togliersi la vita. Una vita interrotta che non vale poi tanto oggi in Giappone. I primi indennizzi disposti dalla Tepco, gestore dell’impianto di Fukushima, ammontano ad un totale di 50 miliardi di yen, 420 milioni di euro. Una cifra ridicola se paragonata al disastro umano e ambientale. Andranno alle 48mila famiglie che vivevano nel raggio di 30 km dal reattore. 38 mila nuclei familiari sradicati dalle loro case che riceveranno un milione di yen, ovvero 8.200 euro a testa di rimborso. I conti, insomma, non tornano. Intanto, oltre all’impossibilità di prevedere i terremoti, e la loro portata soprattutto, crollano altri miti sulla sicurezza del nucleare. E’ davvero così improbabile, come dicono, che si verifichi un incidente nucleare di un livello così alto? Quanti anni avevate all’epoca di Chernobyl? Negli ultimi 25 anni ne sono verificati già due del 7° livello, 1 del sesto, 3 del quarto e soltanto il cielo sa quanti dei livelli più bassi.

D. V.

Scorie nucleari

11:41 Posted In Edit This 0 Comments »

Tra tutti questi siti, quello che ne ospita la quantità maggiore è alle porte di Roma, presso la Nucleco a Casaccia (sono presenti rifiuti radioattivi della prima categoria, perciò a bassa radioattività), tuttavia i rifiuti con più alta radioattività sono concentrati nel sito di Saluggia. A queste si sommano circa 6 mila metri cubi (già cementati in cassoni o vetrificati in contenitori) che devono tornare dall'impianto di Sellafield in Gran Bretagna. Si tratta per la maggior parte di rifiuti a bassa attività che dovremo riprendere. Al Centro Enea di Rotondella, conosciuto anche come «Trisaia» (in provincia di Matera), a quasi trent’anni dall'avvio del programma si trovano ancora 2,3 metri cubi di rifiuti liquidi mai solidificati nonostante le ripetute richieste degli organi competenti. I rifiuti, oltretutto, sono contenuti in strutture metalliche di acciaio e carbonio che ormai non sono più in grado di garantire la tenuta. Il centro di Trisaia ospita anche 64 elementi di combustibile irraggiato, attualmente sospesi in una piscina di stoccaggio, circa 3 metri cubi di prodotto fissile e fertile (uranio e torio), 14 container di rifiuti biomedicali; dagli anni Sessanta è la sede dell’unico cimitero di rifiuti nucleari esistente in Italia, quattro fosse in cui sono stati accumulati rifiuti solidi radioattivi ad alta attività (pari a circa 100 curie) contenenti cobalto 60, Cesio ed altri radionuclidi. I rifiuti sono stati cementificati e le fosse ricoperte con uno strato di bitume. Durante l’attività le centrali nucleari hanno prodotto 1916 tonnellate di combustibile esausto amici del GVA, 328 delle quali sono ancora stoccate in Italia presso gli impianti di Caorso e Trino e la vasca del reattore di ricerca Avogadro a Saluggia. Quello di Saluggia è un deposito particolarmente a rischio, si trova sulle sponde della Dora Baltea, a due chilometri dalla confluenza con il Po, sopra le più importanti falde acquifere del Piemonte: nessuno può immaginare che cosa può accadere in caso di alluvione. Ci sono poi la centrale del Garigliano in provincia di Caserta dove è in funzione un impianto per il recupero e la solidificazione di liquidi e fanghi prodotti in passato e stoccati, e quello di Casaccia nel Lazio dove opera un impianto per l'estrazione di particelle alfa dei rifiuti del plutonio in modo da diminuirne la radioattività. Coperte da segreto militare sono tutte le informazioni sulla centrale nucleare della base di Pisa, ma è presumibile che rifiuti siano conservati anche lì. Come potete vedere amici del GVA, un gran brutta eredità e che minaccia pure di peggiorare!

D.V.