Acqua e arsenico

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L'acqua = a vita. È qualche cosa in più di una semplice equazione e non ci stancheremo mai di affermarlo!
Tempo fa avevamo denunciato un problema gravissimo che non accadeva solo in Italia, ma in molte parti del mondo. L’acqua corrente che esce dai nostri rubinetti in molti casi è contaminata. Non soltanto a causa delle vecchie tubature, ma per dei prodotti chimici disciolti al suo interno. E’ capitato così che una class action avviata in diverse regioni del Centro-Nord ha ottenuto oggi una sentenza favorevole. Il Tar del Lazio ha infatti condannato il Ministero dell’Ambiente e quello della Salute al riscarcimento danni per 100 euro a testa per ogni parte in causa a causa dell’arsenico trovato nell’acqua. La denuncia da parte degli accusatori è la presenza di arsenico e amianto in quantità al di sopra delle norme stabilite dall’Unione Europea, nell’acqua che raggiungeva le loro abitazioni. Secondo quanto stabilito dal Tar infatti, l’acqua fornita ai cittadini dev’essere salubre e la tariffa dev’essere legata proprio a questa qualità. Per questo motivo i ministeri ora dovranno risarcire 100 euro a testa in modo da “rimborsare” i consumatori di una bolletta che non ha motivo di esistere se il servizio offerto non è di qualità. Questa decisione ora, secondo il Codacons, porterà a migliaia di ricorsi di altri cittadini a caccia di un risarcimento danni, ed anche se questa vicenda li fa sembrare un po’ come degli avvoltoi, non si può dire che non abbiano ragione. Una recente ricerca condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in Bangladesh ha notato come l’acqua contaminata da arsenico, anche se in piccolissime dosi, abbia causato il 21% di morti totali del Paese in quel periodo e nel 24% dei casi abbia fatto insorgere malattie croniche gravi come tumori al fegato, cistifellea, alla pelle e malattie cardiovascolari. La sentenza, che per ora ha interessato solo alcuni cittadini di Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia e Umbria, potrebbe presto allargarsi a tutta Italia, e chissà che non sia la volta buona che il servizio idrico nazionale venga finalmente aggiornato e migliorato.

Fonte (Repubblica)
D. V.

L'acqua, un bene di tutti

08:56 Posted In Edit This 0 Comments »





Parco giochi, una bella mattina di sole. Sono seduto  su una panchina, perso a girovagare nei miei pensieri. Un signore, un forestiero forse li per caso, sui 50 anni, un pò di più, un pò di meno. Polo blu e aria di chi ha tanto da dire , mi siede accanto. Come spesso accade in momenti particolari, in cui siamo tutti più buoni, tutti amici, tutti in confidenza, inizia a parlarmi. Parla, parla, parla. Dice che il mondo di  oggi non è come quello di quand’era giovane. Troppo benessere, poca voglia di soffrire, troppo di tutto. Troppi stranieri, Tutto uno schifo. E gli sprechi, poi...Si spreca su tutto, l’elettricità, la benzina. Si accalora, mentre guardo i suoi occhiali da sole all’ultima moda, soprattutto sulla questione della crisi idrica che ha colpito tutti, anche l'Italia. Mi dice che a volte, nel suo paese, l’acqua viene addirittura razionata, solo poche ore al giorno con tutti i disagi che la penuria provoca. Parla di abitudini sbagliate, di reti idriche colabrodo, di infrastrutture da terzo mondo. Ad esempio, mi dice, si “perdono” in media oltre 15 mila metri cubi a km di acqua in un anno; in pratica, circa il 40 % dell’acqua viene disperso, con picchi del 70% nella zona di Torino e Bari. Aggiunge che ci sono 50 mila km di acquedotti da rifare, mentre gli investimenti delle società dell’acqua sono di appena 700 milioni di euro l’anno. Uno sfascio. Efficienza, ci vuole. Dice: Bisognerebbe dare tutto ai privati, allora si che le cose andrebbero a posto. Io, che me ne sono stato quasi sempre in silenzio ad ascoltare, gli faccio notare che molte società di gestione dell’acqua oggi sono di privati, e che nel 1990,  quando gli acquedotti erano pubblici  si investivano circa 2,3 miliardi di euro. Come se non avesse sentito, continua a ripetere che è uno schifo, che questi che vogliono l'acqua pubblica bisognerebbe zittirli..... mi dice che ha sete. Si alza e si avvicina alla fontanella, apre. L’acqua scroscia, e lui si rimette seduto. Al mio sguardo interrogativo, replica dicendo: “Aspetto un attimo che si rinfreschi”. Riprende a parlare, per diversi minuti. L’acqua scorre, debordando sul prato. A quel punto, un uomo lo chiama urlando: “Renato! Renato! Vieni che ti offro una birra. Bella fresca!  ”Il signor Renato si alza (senza salutare) e se ne va. L’acqua continua a scorrere. Mi alzo, guardo la fontanella zampillare, la chiudo e non faccio a meno di pensare che ognuno di noi deve fare la sua parte. Non siamo soli. Da qualche parte, in questo immenso mondo qualcuno, proprio in questo istante, sta morendo perchè  non ha un sorso d'acqua. Me ne torno a casa pensando che forse in questa fetta di grasso mondo dove possediamo tutto, qualche cosa ancora ci manca.........................

D. V.

Acqua per vivere

11:09 Posted In Edit This 0 Comments »

Ritorniamo sull'acqua amici lettori, l'utima frontiera............

Come ieri anche oggi vogliamo farci indiretti portavoce di un messaggio un po’ pesante amici dell'ambiente, difficile da mandar giù: che noi ci si riesca a credere oppure no, in questo istante c’è un bambino che sta morendo perché dalle sue parti non c’è acqua pulita da bere. Così accadrà, ancora, tra venti secondi. Un ottavo della popolazione mondiale oggi non ha accesso a risorse idriche potabili, sicure, non contaminate. A pagarne lo scotto sono soprattutto i bambini sotto i cinque anni: secondo le stime Oms, nel 2010 sarebbero morti circa 1,6 milioni di bambini. Il report sottolinea che nei Paesi in via di sviluppo la popolazione delle città continua a crescere molto rapidamente e che se va avanti a questo ritmo serviranno moltissimi investimenti solo per mantenere la percentuale attuale di persone che hanno accesso all'acqua potabile e servizi igienici adeguati. E' una tragedia che il mondo non riesca a raggiungere i target prefissati - ha detto Anders Nordström, Acting Director-General dell'Oms -. Acqua potabile e servizi sanitari di base sono ovviamente così essenziali per la salute che rischiano di essere considerati dovuti". E ha continuato: "Gli sforzi per prevenire la morte da diarrea e da altre malattie sono destinati a fallire a meno che le persone non abbiano acqua e igiene adeguata. Paradossalmente dobbiamo lottare per iberare le donne dal gravoso compito quotidiano del trasporto dell'acqua solo così potremo consentire alla comunità di irrigare gli orti, favorendo la produzione agricola e migliorando l'alimentazione." Ora concittadini Annicchesi, proprio qui, in questa Italia dove di acqua non si muore, almeno per il momento, piccoli uomini stanno discutendo cosa fare di questo bene prezioso! Sotto lo stesso cielo dove milioni di bambini muoiono per mancanza di acqua qui da noi si discute se questo "bene" deve arricchire solo qualcuno o rimanga un bene di tutti! La vita altrui conta poco o nulla per piccoli uomini troppo presi dalla mille, piccole, futili cose di tutti i giorni. Altrove la lotta per la sopravvivenza pretende ancora un alto sacrificio, la stessa acqua che noi sciupiamo tutti i giorni, salverebbe molte piccole vite in quei posti lontani e dimenticati dagli uomini. Chiediamoci ora amici della natura quanto costa la vita di un bambino, questo ci servirà per decidere un prezzo da assegnare a questa acqua, ma ha un prezzo un bene da cui dipendiamo per vivere? Mentre scrivo questo semplice paragrafo un altro bambino è morto.......ora possiamo fare due cose, cliccare su un altro link e dimenticare velocemente queste vicende o pensare seriamente cosa possiamo fare nel nostro piccolo per dare una mano.........

D. V.

Referendum disatteso

03:56 Posted In Edit This 0 Comments »

Ci uniamo alla protesta del comitato "acqua pubblica" contro questa scelta che vanifica la volontà degli italiani. Un chiaro esempio di come la politica concepisca il suo ruolo all'interno della democrazia, da servitori della nazione a padroni del nostro futuro. Una scelta inaccettabile quella della provincia di Cremona di aprire le porte al settore privato, in chiaro contrasto da quanto stabilito dal referendum.
D. V.