Il nostro futuro

10:57 Posted In Edit This 0 Comments »
Il nostro futuro parte da qui !
Avrei voluto scrivere un vero e proprio racconto “ecologico” del mio girovagare in quel di Annicco e paesi limitrofi ma tantè. Non volendo annoiare nessuno e volendo comunque denunciare un fenomeno che sta diventando ogni anno più evidente, invio solo poche considerazioni e tanta tristezza. Io e la mia compagna frequentiamo strade vicinali, viottoli e sentieri del nostro territorio e abbiamo notato, da parte di numerosi frequentatori di queste zone, il continuo aumento del disinteresse per la pulizia e la conservazione di questi luoghi. Non ci è sembrato peraltro di cogliere alcun segno di iniziative di sensibilizzazione da parte delle amministrazioni comunali competenti. Non si nota un cartello di sensibilizzazione, un divieto, una raccomandazione. Nulla!  Parlo dei luoghi che normalmente frequentiamo e che frequentano tutte quelle persone che si avventurano nelle nostre campagne per assaporare quel poco che resta della passata freschezza. Per chi come noi ha avuto la fortuna di godere e ammirare la nostra terra, tanti anni fa, quando ancora ci si abbeverava alle sorgenti, risulta doloroso assistere a questo scempio ecologico che ci sta condannando ad un futuro incerto e buio. Quello che colpisce e per certi versi stupisce, è l'insensibilità della maggior parte delle persone. La roggia inquinata e putrida è stata accettata come inevitabile, la plastica disseminata fin nei luoghi più improbabili risulta invisibile all'occhio, ed è prassi oramai consolidata buttare qualsiasi cartaccia od oggetto che ci capita tra le mani. Uno scempio ecologico di scala nazionale, capace di condizionare e accorciare la nostra vita è entrato a far parte delle nostre abitudini di tutti i giorni. L'arrivo massiccio di stranieri poi ha dato il colpo di grazia a questo già ben consolidato malcostume, sacchi e borsine di immondizia sono presenti in ogni roggia e fanno mostra di se sul ciglio di ogni strada. Nuovi totem che stanno li ha dimostrare il decadimento della nostra civiltà, la dissoluzione dei nostri valori di democrazia e di rispetto verso gli altri. Noi non ci stiamo, questo trend non può continuare! Vogliamo gridarlo a tutti, al mondo intero. Noi non ci stiamo! Noi vogliamo tornare a vivere in armonia con la natura e da essa prendere esempio di vita. Mettiamoci tutti di buona volontà amici dell'ambiente, uniamoci, non c'è bisogno di scalare le montagne. Parliamone in casa, al bar, con gli amici , in tutti quei luoghi dove ci sia una persona che sappia ascoltare e chissà che un giorno diventi dei nostri. Credo, e qui penso di non sbagliare affermando, che noi siamo gli ultimi,  l'ultima generazione a cui è concesso fare un passo indietro, porre un freno deciso a questa assurda distruzione del nostro habitat. Ricordiamocelo sempre per non dimenticarlo mai.....noi siamo gli ultimi che possono fare ancora qualche cosa per salvare il nostro futuro.

D.V.

Sicurezza nucleare

09:22 Posted In Edit This 0 Comments »
Le cose non succedono mai per caso amici dell'ambiente e forse è stato proprio il blitz di Greenpeace a far aumentare i timori per la sicurezza nucleare in Francia ma, motivazioni a parte, i principali quotidiani d’oltralpe titolano in questi giorni che il colosso dell’energia francese EdF dovrà investire tra 10 e 15 miliardi di euro per adattare le sue centrali nucleari ai nuovi standard richiesti dall’Autorità per la sicurezza nucleare francese (ANS) dopo gli stress test effettuati in seguito al disastro di Fukushima. La Francia è stata chiamata ad effettuare gli stress test perché, in ambito europeo, è la nazione con il maggior numero di centrali nucleari in attività che dopo l’incidente di Fukushima non ha cambiato la propria politica sul nucleare. Sono 58 le centrali che forniscono energia alla Francia per il 75% del fabbisogno nazionale, e agli stati limitrofi compresa l’Italia. E’ stato il primo ministro Francois Fillon a diramare il rapporto dell’Agenzia per prevenire un incidente grave o limitarne lo sviluppo. Non si parla di chiusura degli impianti perché il loro livello di sicurezza è “sufficiente”, ma di messa in sicurezza. Una necessità che dopo il blitz pacifico di Greenpeace e l’esempio di Fukushima, è tutt’altro che trascurabile. Il rapporto dell’ANS chiede un “rafforzamento oltre gli attuali limiti di sicurezza il più presto possibile” e mette in evidenza nel personale una mancanza di consapevolezza dei reali rischi legati ad eventi sismici e una inadeguata manutenzione degli strumenti per il pompaggio dell’acqua. Entro sei mesi queste mancanze dovranno essere colmate dalle centrali nucleari della Francia. Per rafforzare la sicurezza e per migliorare l’efficacia degli interventi in caso di necessità, l’Agenzia ha richiesto l’istituzione di una forza rapida d’intervento, che potrebbe realizzarsi entro il 2014, capace di intervenire in 24 ore per limitare i danni di una qualsiasi calamità possa abbattersi sugli impianti. Questi interventi che, ricordiamo comporteranno stanziamenti di 10-15 miliardi di euro, dovranno essere sostenuti in parte dai cittadini, con rincari sulla bolletta elettrica. Un altro piccolo passo avanti verso la sicurezza amici del GVA, sappiamo tutti che in caso di incidente nucleare in Francia, i primi ad essere irradiati saremmo proprio noi, visto il tragitto delle perturbazioni.

D.V.

Savana

05:24 Posted In Edit This 0 Comments »
Oggi un'altra brutta notizia amici dell'ambiente tanto per riaffermare che al peggio non c’è mai fine. In Brasile esiste un’area che sembra uno scrigno del tesoro. Si chiama Cerrado, è la più grande savana tropicale che da sola contiene il 5% della biodiversità di tutto il mondo. E sta per essere distrutta. Anzi, questo processo è già iniziato. Il motivo è la coltivazione di una monocultura di soia che dovrà rifornire i supermercati britannici, la quale viene soprannominata, quasi a sfregio, “soia sostenibile”. Purtroppo per noi e per il pianeta di sostenibile non ha un bel niente.La denuncia proviene dal WWF che ha annunciato un’iniziativa per evitare che ciò accada, e cioè inviare e-mail ai supermercati del Regno Unito per chiedergli di acquistare soia da colture davvero sostenibili, cioè che non distruggano altre aree come questa. E finora, fanno sapere dall’associazione animalista, già 30 mila e-mail sono state inviate. Ma finora solo una catena ha accettato di aderire in pieno, alcune lo hanno fatto solo in parte ed altre non hanno per nulla risposto. Può sembrare un’esagerazione visto che non sono in molti a consumare la soia, ma la maggior parte di questa coltura è utilizzata negli allevamenti, e questo fa capire che la quantità che serve è molto elevata. La savana Cerrado, nonostante sia ignota a quasi tutti al di fuori del Brasile, copre il 21% del territorio del grande Stato sudamericano. Purtroppo adesso sta scomparendo più velocemente della foresta amazzonica. La scoperta che il terreno di quest’area potesse essere ottimale per la coltivazione di soia e cereali risale a circa 40 anni fa. Da allora la distruzione è cominciata ed oggi ha raggiunto un’area grande quanto Italia, Germania, Gran Bretagna e Portogallo messi insieme. E purtroppo la distruzione non si è arrestata qui, ma continua e continuerà ancora a lungo se non verrà fermata. A peggiorare la situazione, se mai ce ne fosse bisogno, c’è l’uso dei fertilizzanti e soprattutto dei pesticidi che ammazzano altre specie animali che si erano salvate dalla distruzione del loro habitat, il che fa capire che il problema non riguarda solo l’area occupata, ma è molto più vasto. Il profitto di questo passo ci ucciderà tutti e troppo tardi ci accorgeremo che non potremo vivere senza la natura.
D. V.

[Fonte: The Guardian]

Ecuador e sopravvivenza

00:45 Posted In Edit This 0 Comments »
Che strano è diventato questo pianeta, per soldi si fa tutto, anche vendere le proprie ricchezze al miglior offerente. E’ accaduto in Ecuador, terra in larga parte incontaminata, una terra ancora incontaminata che ospita una delle aree più ricche di biodiversità del pianeta. Ma si sa i soldi fanno tutto di questi tempi e così succede che di fronte alle offerte allettanti delle compagnie petrolifere, il Governo ha ceduto ed ha inizialmente concesso di trivellare l’area del Yasuni National Park, rovinando un paesaggio da fiaba (la foto in copertina lo dimostra). Ma per fortuna non tutto è perduto. Di fronte alla protesta degli ambientalisti per questo che sarebbe stato un colpo mortale all’ecostistema non solo dell’Ecuador, ma di tutto il Sudamerica, alcune autorità locali europee, star del cinema, fondazioni russe e multinazionali di ogni tipo di sono unite ed hanno avviato una raccolta fondi per superare l’offerta della compagnia petrolifera e lasciare l’area incontaminata. E così in poco tempo hanno raccolto 116 milioni di dollari, quasi 90 milioni di euro, per bloccare i lavori. Il parco, della grandezza di oltre mille chilometri quadrati, ospita come esseri umani soltanto due tribù indigene che vivono isolate come quelle di migliaia di anni fa. Intorno a loro c’è una popolazione di mammiferi, uccelli, anfibi e specie vegetali, alcune delle quali non esistono in nessun altro posto sul pianeta. Se quei fondi non fossero stati trovati, si calcolava che gran parte di questo parco sarebbe andato distrutto solo dai lavori per l’estrazione ed il trasporto del petrolio greggio, per non contare eventuali dispersioni ed incidenti vari, per emissioni di circa 400 tonnellate di CO2 all’anno. Hanno partecipato a questa raccolta fondi degli Stati sovrani come Francia, Germania e Belgio, e personalità importanti, dall’immancabile Leonardo di Caprio ad Al Gore, fino al presidente di una banca di New York che ha donato il suo intero stipendio annuale per la causa. Visto il successo che ha riscosso le coscienze di molti governanti, ora anche Nigeria, Camerun, Gabon ed altri Paesi poveri sfruttati per le riserve di petrolio stanno pensando di organizzare una raccolta fondi simile. Qualcosa si muove nelle coscenze umane, chissà se la vita prevarrà sul profitto a tutti i costi.Io me lo auguro.

D.V.

Sigarette

06:18 Posted In Edit This 0 Comments »




Le merci non muoiono mai e dopo che sono state usate diventano rifiuti che ritornano nell’ambiente. Questo vale anche per le sigarette: ogni anno nel mondo se ne fumano circa 6mila miliardi; circa 400 miliardi negli Stati Uniti, 100 miliardi l’anno in Italia. Ogni sigaretta pesa circa un grammo e il fumatore, dopo averla fumata, butta via un residuo, una “merce negativa” inquinante, il mozzicone, che pesa circa 0,3 grammi e che è pieno di decine di sostanze dannose.I mozziconi delle sigarette fumate in Italia hanno un peso di circa 20-30mila tonnellate, poche rispetto ai quasi quaranta milioni di tonnellate dei rifiuti urbani, ma moltissime se si pensa al potenziale inquinante di tali mozziconi. I mozziconi sono costituiti in gran parte dal filtro che trattiene una parte dei numerosissimi composti chimici presenti nel fumo; se si osserva il filtro di un mozzicone, si vede che ha assunto un colore bruno, dovuto alle sostanze trattenute, principalmente nicotina e un insieme di composti che rientrano nel nome generico di “catrame”, contenente anche idrocarburi aromatici policiclici altamente cancerogeni; e poi metalli tossici fra cui cadmio, piombo, arsenico e anche il polonio radioattivo che erano originariamente presenti nelle foglie del tabacco. La natura e la concentrazione delle sostanze presenti nei mozziconi dipendono dalla tecnologia di fabbricazione delle sigarette che le industrie modificano continuamente per renderle più gradite ai consumatori; la natura di molti additivi e ingredienti è tenuta gelosamente segreta, il che non facilita la conoscenza e la limitazione dell’effetto inquinante dei mozziconi abbandonati. Il disturbo ambientale dei mozziconi delle sigarette viene anche dall’acetato di cellulosa del filtro, una sostanza che nelle acque si decompone soltanto dopo anni, tanto che alcune società cercano di proporre sigarette con filtri “biodegradabili”, il che farebbe sparire rapidamente alla vista i mozziconi, ma lascerebbe inalterate in circolazione le sostanze tossiche che il filtro contiene. I mozziconi delle sigarette fumate in casa o nei locali chiusi finiscono in genere nella spazzatura, ma quelli delle sigarette fumate all’aperto o in automobile finiscono direttamente nelle strade e quindi nell’ambiente. I fumatori più attenti – si fa per dire – all’ecologia hanno cura di schiacciare con il piede il mozzicone buttato per terra per spegnerlo del tutto ma anche credendo di diminuirne il disturbo ambientale. Avviene esattamente il contrario: il mozzicone spiaccicato spande tutto intorno le fibre del filtro con il loro carico di sostanze dannose e il residuo di tabacco che è ancora attaccato al filtro; tutto questo resta esposto alle piogge e viene trascinato nelle fogne e poi nei depuratori o sul terreno. Rilevanti effetti tossici sono dovuti alla stessa nicotina presente in ragione di circa 0,25 milligrammi per ogni mozzicone;  non meraviglia perché la nicotina è stata usata come antiparassitario proprio per la sua tossicità verso molti organismi viventi.

E’ vero che di gente incivile che getta cartacce per strada o che non puliscono i bisognini dei loro cani c’è n’è a milioni, ma anche quelli che non lo fanno e che additano i tiratori di cartacce come sporcaccioni, il mozzicone di sigaretta invece lo buttano.  Adducono in loro difesa il solito ritornello; "non saranno i mozziconi di sigaretta raccolti, a cancellare l’inquinamento del nostro pianeta" vero,ma è un gesto semplicissimo e di facilissima attuazione che aiuterebbe a rendere un po’ più belli, puliti e vivibili i luoghi comuni.
D. V.

ENI

12:31 Posted In Edit This 0 Comments »




Oggi amici voglio parlarvi della nostra compagnia petrolifera. L'ENI. Come tutti voi avrete avuto modo di vedere, sui vari canali TV questa multinazionale si sta proponendo all'attenzione degli Italiani con spot pubblicitari green dove la stessa è impegnata al rispetto dell'ambiente, del nostro futuro e della nostra qualità di vita in generale. Ma è tutto oro quello che luccica? Dopo la famosa marea nera causata dalla Bp e i tentativi europei di bloccare le trivellazioni nel mediterraneo, considerate troppo pericolose per i danni irreparabili che potrebbero verificarsi in seguito ad un incidente, l’attenzione torna a posarsi su quelle aree africane frammentate da pozzi di estrazione petrolifera, il cui inquinamento è spesso passato in serie B, chissà poi perché.  A ribaltare l’attenzione dell’opinione pubblica ci ha pensato un video che sta girando nel web, nel quale lo spot pubblicitario Eni viene messo a confronto con immagini che ritraggono le condizioni del Delta del Niger.  Il risultato del montaggio è forte, ha il suo impatto, anche un po’ inquietante, se lo consentite: gli impianti che negli anni avrebbero dovuto aspirare il greggio e incanalarlo negli appositi container hanno avuto qualche problema, evidentemente, dato che il paesaggio sembra essere stato dipinto con un nuovo, pesante colore: il nero. Sconcertanti  anche i dati riportati dal New York Times. Si calcola che negli ultimi cinquant'anni siano stati riversati nelle acque del Delta del Niger  circa 546milioni di galloni di petrolio (gallone=3,79 litri), secondo una stima del 2009.  Le controversie legate alle responsabilità delle  compagnie petrolifere, tra cui Shell e Eni, sono state affrontate anche dal programma di Milena Gabanelli (Report), oltre ad essere state oggetto di denunce e processi, quasi sempre evitati. Ma non è questa la sede per discutere sulla responsabilità di questi soggetti amici del GVA. Certo è che i territori in questione si ritrovano estremamente contaminati, le popolazioni che vi vivono sono costrette a servirsi di acqua e terreni inquinati. La vita in quei luoghi è al limite dell'accettabilità e se il popolo americano avrà un risarcimento per l’esplosione della Bp e avrà la garanzia che le coste del Golfo verranno ripulite, viene da chiedersi se la comunità nigeriana possa contare sullo stesso trattamento. Mentre l'ENI cerca di mostrare la faccia pulita agli Italiani, da altre parti, sotto la stessa egidia si muore. L’onda green avanza, ma forse non arriva proprio nel profondo di tutte le società. Ciò che sappiamo è che mentre Eni trasmette in tv una pubblicità piacevole, che punta sul rispetto e l’internazionalizzazione,  sul web spopola il video con le immagini del Delta del Niger accostate ai propositi dichiarati da Eni e, credetemi, il contrasto è stridente!

“Il Delta del Niger è un nitido esempio di come un governo venga meno agli obblighi nei confronti dei propri cittadini e della totale mancanza di responsabilità di quasi tutte le compagnie multinazionali presenti in Nigeria per l’impatto delle loro attività sui diritti umani”
 Audrey Gaughran, responsabile di Amnesty International.

    D.V.

Delta del Niger

12:08 Posted In Edit This 0 Comments »


Non c'è pace per il Niger, non bastavano le perdite degli impianti petroliferi lungo tutto il Paese che, finendo nei corsi d’acqua, arrivavano fino al delta del Niger. L’ultimo disastro petrolifero è partito direttamente dal mare aperto e, come una calamita, è stato attirato nuovamente dalla foce di uno dei principali fiumi dell’Africa. Il disastro è avvenuto pochi giorni fa quando circa 40 mila barili di petrolio greggio, fuoriusciti da una nave, sono stati scaricati in mare. L’incidente è avvenuto al largo delle coste nigeriane, più precisamente nel Golfo della Guinea, il 20 dicembre scorso. Una “Floating production storage and offtake vessel”, in pratica una piattaforma galleggiante di stoccaggio del carburante, stava scaricando il suo contenuto su una petroliera quando un malfunzionamento ha fatto riversare in mare milioni di litri di oro nero. La piattaforma è di proprietà, tanto per cambiare, della Shell che già con le sue perforazioni sta distruggendo l’intera area ammorbando con il petrolio l’intero delta del Niger come abbiamo già dimostrato altre volte. L'altra società petrolifera presente massicciamente in quella "terrificante" zona è la nostra compagnia di bandiera, l'ENI, "accusata pesantemente da centinaia di associazioni ambientaliste" Secondo i dati forniti dall’associazione ambientalista Environmental Rights Action, almeno fino al momento in cui la perdita è stata ufficialmente arrestata, sono stati 40 mila i barili di petrolio sversati in acqua, ma come giustamente affermano gli ambientalisti, è la Shell ad affermare che il buco è stato chiuso, dunque non c’è da fidarsi completamente di questa notizia. Come non c’è da stare certi che l’azione di 5 navi abbia già disperso la macchia, come dichiarato dalla stessa compagnia petrolifera. I dati dell’associazione inoltre sono stati confermati dalle immagini satellitari che mostrano una macchia nera di 70 km di lunghezza ed un’estensione di 973 chilometri quadrati. Un disastro che mette in ginocchio ulteriormente, come se ce ne fosse bisogno, l’economia dell’area che è basata per gran parte sulla pesca. Un disastro ambientale che non ha uguali in nessun'altra parte del pianeta e come dicevamo sembra che l'ENI ci sia dentro fino al collo.

D.V.

Differenziata

10:23 Posted In Edit This 0 Comments »
Tra i mille possibili modi di come sensibilizzare adulti e bambini alla raccolta differenziata, un'’idea originale e interessante è venuta ad una giovanissima della giunta Tartaglione di Marcianise (Caserta): regalare buoni sconto da 5 euro per ogni 5 kg di rifiuti differenziati e riciclati. Come? Attraverso l’ecopunto della Befana ecologica. L’idea della Befana ecologica è venuta al giovane assessore all’Ambiente del comune di Marcianise, in provincia di Caserta, Maria Teresa Vitale. L’iniziativa green approvata dal sindaco Antonio Tartaglione ha un obiettivo ben preciso: sensibilizzare grandi e piccini alla raccolta differenziata dai rifiuti. La Befana ecologica è stata promossa in collaborazione con il gruppo Carrefour di Marcianise che offrirà a tutti i cittadini virtuosi 5 euro di buoni sconto da utilizzare presso il negozio sito all’interno del Centro commerciale Campania, a fronte di una spesa di 40 euro e per 5 kg di rifiuti riciclati.  L’iniziativa si svolgerà dal 2 al 5 gennaio dalle ore 9 alle ore 13. Ogni cittadino potrà riciclare e differenziare i suoi rifiuti utilizzando l’ecopunto di raccolta in Viale della Pace e, per ogni 5 kg di rifiuti consegnati, pesati e divisi per tipologia: carta, cartone, plastica, vetro e tessili, riceverà un buono di 5 euro, a fronte di una spesa di 40 euro presso il centro Carrefour. Il buono sconto di 5 euro è valido per ogni tipologia di rifiuto raccolto e differenziato, quindi: chi più ricicla più viene pagato. Il progetto, come spiega l’assessore Vitale vuole essere solo l’apripista di un vasto programma di incentivo alla raccolta differenziata ed all’utilizzo dell’ecopunto. Insieme a Capitan Eco, analoga iniziativa studiata per i ragazzi, intendiamo veicolare un messaggio di sensibilizzazione ambientale in modo innovativo ed inusuale. Insomma, tutto fa brodo, l'importante è migliorarsi in questa lotta ai rifiuti.

D. V.

Cocaina

08:24 Posted In Edit This 0 Comments »



Oggi amici voglio porre alla vostra attenzione un fenomeno completamente nuovo di inquinamento che non mancherà di far discutere. Tracce di varie droghe rilevate dai ricercatori dell’Istituto sull'Inquinamento Atmosferico del CNR nel particolato a Roma e milano: è la prima volta che accade al mondo. Tracce di droghe nell’aria di Roma. Un gruppo di ricerca dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico (Iia) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, guidato dal dr. Angelo Cecinato, ha messo in evidenza, per la prima volta nel mondo, la presenza di cocaina nel particolato sospeso dell'atmosfera delle città. La ricerca si inquadra nel contesto più ampio della valutazione di composti tossici presenti nel materiale particolato ed è stata essenzialmente condotta in tre aree urbane italiane (Roma, Milano e Taranto) e ad Algeri. I risultati hanno evidenziato, oltre alla presenza di cocaina e di sostanze tossiche conosciute (come il benzopirene C20H12, un idrocarburo cancerogeno presente nel fumo di sigaretta, negli scarichi degli autoveicoli e nelle emissioni da combustione), quella di cannabinolo (il principale componente attivo di marijuana e hashish) e altre droghe, anche se meno dannose, come nicotina e caffeina. “Le concentrazioni più elevate di cocaina sono state riscontrate a Milano e nel centro di Roma, specialmente nell'area dell'Università La Sapienza, anche se”, precisa il dr. Cecinato dell’Iia-Cnr, “a causa del limitato numero di misure eseguite non si può dire con certezza che il quartiere universitario sia quello più inquinato da cocaina. Né possiamo affermare tout court che vi siano più diffusi il consumo e/o lo smercio di droghe: le cause di questa concentrazione sono tutte da indagare”. Mentre in gran parte del mondo ancora si muore di fame e di malattie che potrebbero essere debellate con kit da 10 dollari, nella opulenta Europa si consumano tonnellate di droghe. Anche questo fenomeno è indicatore di decadenza, decadenza di valori, di civiltà, di costume. Un inquinamento nuovo che non potrà che crescere visto l'andazzo, presto o tardi respireremo anche noi questa cocaina. Queste rilevazioni sono state effettuate attraverso le centraline che misurano le concentrazioni degli inquinanti, come le polveri sottili e vedono presenze anche di nicotina, cannabinoidi e caffeina. Trento per la cocaina ha concentrazioni di 0,040 nanogrammi (un milliardesimo di grammo) per m cubo d'aria, valori molto distanti dalle grandi citta', come Milano (0,462 ng per m3), Roma (0,140 ng per m3) e Bologna (0,104 ng per m3). Per i cannabinoidi sono stati rilevati a 0,175 ng per m3, valore piu' alto di Bologna (0,146 ng per m3). Per la caffeina ad esempio Venezia e' in coda, con 1,90 ng per m3, rispetto ai 36 ng per m3 di Milano e ai 40 ng per m3 di Bari. Per la nicotina Milano è a 78 ng per m3). Niente di cui stare allegri amici del GVA e siamo solo all'inizio.   

    D. V.