Eco-speed

03:50 Posted In Edit This 0 Comments »
Con la benzina che ormai arriva a sfiorare i due euro al litro urge un cambiamento di abitudini nell’uso dell’automobile. Vi abbiamo parlato tante volte dei metodi di guida ecologica, ma un po’ perché ormai si possono avere delle cattive abitudini, un po’ per la difficoltà di ricordare tutte le regole, fatto sta che, alla fine, si torna a guidare in maniera scorretta consumando un sacco di carburante. Per questo a breve per tutti gli smartphone arriverà un’applicazione per il risparmio del carburante che non vi lascerà più scuse. Si chiama EcoSpeed, è già disponibile una demo sul sito ufficiale ed uscirà a marzo per iPhone, Android e Windows Phone. Secondo quanto pubblicizzato sul sito degli sviluppatori, quest’applicazione vi permetterà di risparmiare fino al 30% di carburante, quasi un terzo, con dei piccoli suggerimenti per migliorare lo stile di guida attraverso le più moderne tecnologie. Qualche esempio? EcoSpeed rileverà i segnali di stop e vi avviserà in anticipo di cominciare a rallentare anziché frenare all’improvviso una volta arrivati alla striscia bianca; vi avviserà se state superando i limiti di velocità, traccerà il percorso più efficiente per raggiungere la vostra destinazione utilizzando Google Maps, e tramite il GPS del telefono permetterà il monitoraggio completo del vostro stile di guida, fornendo, alla fine del viaggio, i consigli su come risparmiare carburante la prossima volta. Inoltre EcoSpeed permette di personalizzare alcuni parametri, come ad esempio programmare se prediligere il consumo di carburante o la velocità del viaggio, in modo da non prendere la strada più lunga ma meno trafficata quando avete fretta e siete in ritardo per il lavoro. Insieme alla mappa vi verrà mostrata anche la barra delle emissioni, così da farvi rendere conto concretamente quanto inquinamento in meno avete prodotto migliorando il vostro stile di guida, e calcolando anche quanto avete risparmiato in termini monetari evitando di fare più spesso il pieno. L’applicazione sarà gratuita ed uscirà a marzo per iPhone e Android e qualche mese più tardi per i Windows Phone.

D.V.

Inquinamento rogge

03:24 Posted In Edit This 0 Comments »

Questa mattina il GVA presenta al comune annicchese un esposto contro ignoti per l'ennesimo caso di inquinamento di alcune rogge locali.

Il “Gruppo Verde Annicco onlus” in questi giorni è stato più volte interpellato da diversi cittadini, allarmati da un possibile inquinamento della roggia “Muzza”,  nel tratto che fiancheggia la pista ciclabile partendo dalla frazione di Grontorto in direzione Annicco. Appurata la veridicità di queste segnalazioni abbiamo accertato che, nonostante il periodo di siccità, l'acqua nella roggia seppur lentamente scorre liberando nell'aria effluvi maleodoranti. Il colore dell'acqua si presenta visibilmente grigiastro e melmoso, indice di un afflusso anomalo di liquami di natura e provenienza sconosciute.  Facciamo presente a codesta amministrazione la gravità della situazione che nel suo essere interessa, concatenandosi, più d'una roggia, tra le quali: la roggia “Scolatore”, la roggia “Muzza”, la roggia “Conca Somasca” e la roggia “Spinadesca”. Vista la criticità della situazione, il “Gruppo Verde Annicco onlus”, chiede a questa amministrazione comunale di verificare la portata di questo presunto inquinamento, la sua causa, ed eventuali azioni da intraprendere per evitare il loro ripetersi. Azioni  atte a contrastare possibili futuri danni alla salute dei cittadini.

Direttivo GVA

Ice Fish

03:02 Posted In Edit This 0 Comments »
Uno dei punti di forza della teoria evolutiva è la dimostrazione di come alcuni animali si sono adattati all’ambiente in cui vivono. Uno di questi è il pesce ghiacciolo, meglio conosciuto come icefish. Si tratta di un pesciolino che vive nelle acque ghiacciate dell’Antartico, che però a breve potrebbe rischiare l’estinzione proprio perché, in milioni di anni, si è abituato a stare al freddo, e le acque stanno aumentando la loro temperatura velocemente. Secondo i biologi dell’Università di Yale che hanno lanciato l’allarme sulla rivista PNAS, i Nototenioidei, di cui questo pesce fa parte, vivono ad una temperatura media di -2° C. Purtroppo, a causa del riscaldamento globale, proprio le acque in cui vivono si stanno riscaldando a ritmi troppo elevati, anche per un organismo che si riesce ad evolvere abbastanza agevolmente come il loro. Per questo molto presto la temperatura minima per la sopravvivenza potrebbe non essere sufficiente. Se molte specie marine abituate ad acque più fredde si stanno spostando per trovare habitat sempre più adatti, un pesce che vive già all’estremo difficilmente potrà trovare acque più fredde di quelle del polo Sud. A dir la verità non è una vera e propria novità perché anche degli scienziati italiani nel 1995 si dissero preoccupati per questa specie. Ma da allora ad oggi le temperature oceaniche sono salite anche più in fretta del previsto, cogliendo impreparato anche il mondo scientifico. Come è ormai noto, anche una specie così piccola e sconosciuta ai più è fondamentale per l’intero ecosistema marino. I pesci ghiacciolo infatti sono alla base della dieta di animali più grandi come le foche o i pinguini, già minacciati di per sé dalla perdita di habitat. Per questo fare a meno di questo pesce così strano potrebbe equivalere a perdere tante altre specie animali. Sempre che non dimostri una capacità di adattamento così rapida da far fronte anche all’innalzamento delle temperature.

D.V.

Bombe chimiche

08:32 Posted In Edit This 0 Comments »
Sono passati oltre 60 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, eppure in giro per l’Italia ci sono ancora migliaia di bombe chimiche pronte ad esplodere, senza che un’attività di bonifica sia stata attuata. E’ questa la denuncia che arriva oggi da Legambiente, annunciando la conferenza per la presentazione di un dossier in merito che avverrà a Roma domani, in cui si fa il punto della situazione di questa che potrebbe diventare la tomba per l’ambiente italiano. Secondo le rilevazioni dell’associazione ambientalista infatti, non si tratta di poche decine di bombe, ma di decine di migliaia quelle che vengono rilevate ma non eliminate nel nostro territorio. La situazione peggiore è quella dell’Adriatico, in cui il numero di bombe dalla Guerra Mondiale in poi è aumentato a causa delle varie guerre che si sono tenute nei Balcani, come quella del Kosovo, e che ha comportato il rilascio di ordigni per un totale di 30 mila circa lungo le coste pugliesi e non solo, con il porto di Molfetta che da solo ne conta almeno diecimila. Ma non solo. Nelle acque al largo di Pesaro ci sono 4.300 bombe gettate volontariamente alla fine della Seconda Guerra Mondiale per non farle conquistare dai tedeschi, ed oltre 1.300 tonnellate di iprite; il Golfo di Napoli è diventato una sorta di deposito per lo smaltimento di armi chimiche, in particolare residui della base americana di Aversa. Ma poi ci sono anche delle bombe che non sono ordigni veri e propri, ma pericoli ambientali correlati che però possono essere pericolosi quanto le bombe. E sono quelli vicino a Viterbo e Frosinone, ad esempio, riconosciuti in questi ultimi anni come depositi di scarti e materiali pericolosi che necessitano di bonifica, ma che sono ancora lì senza che nemmeno un grammo sia eliminato. L’Italia sembra una polveriera pronta ad esplodere, e dire che sul nostro territorio non si combatte una guerra da quasi un secolo.

Fonte (Repubblica)
D.V.

Tantalio

07:56 Posted In Edit This 0 Comments »
In occasione delle vacanze di fine anno ci siamo accorti che il calo degli acquisti degli italiani ha riguardato tutti i generi di prodotti, salvo uno: i telefonini. Per rendere sempre più piccoli e appetibili questi campioni dell’industria elettronica occorrono componenti miniaturizzate che usano metalli con particolarità peculiari, quali Nikel, Palladio e Tantalio. Per la realizzazione dei microcondensatori interni ad alta capacità non si può più fare affidamento sulla ceramica, e bisogno ricorrere a materiali più duttili e ancora più resistenti alle temperature e alle frequenze come appunto il Tantalio, il cui prezzo è salito alle stelle a causa della domanda mondiale da parte della telefonia mobile. Questo metallo raro, durissimo e denso, resistente agli acidi, ottimo conduttore e con un punto di fusione elevatissimo si estrae da uno speciale tipo di sabbia scura, debolmente radioattiva, detta “Coltan” (da Colombine e Tantalite) i due minerali che la compongono. L’affare del Tantalio a questo punto si complica, perché le riserve si trovano in Brasile, in Australia e in Africa, in particolare in Monzambico e nella repubblica popolare del Congo. Qui sono spuntate miniere che sembrano gironi dell’inferno, dove migliaia di di lavoratori la maggior parte bambini guadagnano qualche dollaro e si ammazzano di fatica scavando a mani nude per arricchire una manciata di sfruttatori monopolisti. Secondo i rapporti dell’ONU degli ultimi dieci anni, migliaia di tonnellate di Coltan lasciano illegalmente il paese ogni anno, insieme a diamanti, oro, colbalto e altre materie prime preziosissime. Tra gli innumerevoli e incalcolabili danni di questo commercio famelico (che si può contrastare anche riciclando il proprio cellulare) ce ne sono alcuni altamente distruttivi. In quelle aree dell’Africa equatoriale si trovano riserve naturali e parchi nazionali di inestimabile valore che sono deturpati e violentati dagli impianti di estrazione e dalle masse di disperati che da essi dipendono. Questi patrimoni dell’umanità sono gli ultimi luoghi al mondo dove si possono ancora trovare (tra le mille altre specie in pericolo) i gorilla orientali, tra i quali i gorilla di montagna il cui numero è diminuito paurosamente. In attesa di scoprire se i telefonini facciano o no  male alla salute umana, sappiamo con certezza che a quella dell’ambiente e della natura fanno malissimo. Potremo vivere senza tante cose in futuro ma non vivremo senza questo pianeta. A chi telefoneremo quando attorno a noi ci sarà solo silenzio.

Fonte ( Le Scienses)
D.V.

Kyoto

06:44 Posted In Edit This 0 Comments »
Dopo la giornata di ieri, 16 febbraio 2012, si può dichiarare ufficialmente concluso il Protocollo di Kyoto. Per tirare le somme definitive ci vorranno mesi, ma intanto il Kyoto Club ha stilato quelle che dovrebbero essere, almeno al momento, le conclusioni molto probabili, le quali di certo non possono renderci felici. Qualche buona notizia c’è, ma l’aspetto più importante, e cioè il taglio delle emissioni, non sembra essere stato soddisfatto. Vedremo la situazione come cambierà negli ultimi mesi, ma fino a questo momento il taglio della CO2 nel nostro Paese si è attestato a circa il 4,8% rispetto ai dati del 1990. Il limite che ci era stato assegnato era 6,5%, una miseria in termini di impegno, ma troppo alto per chi ci ha governato in questi ultimi anni. Dunque anche in caso di miracoloso recupero all’ultimo momento (stimato ottimisticamente al 6%) la situazione è deficitaria. La buona notizia invece sta nella riforestazione. Se, infatti, a causa delle emissioni troppo poco ridotte rischiavamo una multa da 700 milioni di euro, questa potrebbe essere abbassata a 300 grazie alle buone politiche di riforestazione che sono state avviate nel periodo 2005-2012.Secondo gli osservatori di Legambiente ed altre associazioni ambientaliste, non c’è da stare allegri. Se una riduzione c’è stata, questa la si deve, non solo in Italia ma un po’ in tutto il mondo, alla crisi economica che ha portato molte fabbriche a chiudere e dunque di conseguenza ha abbassato le emissioni. Tant’è che, a livello europeo, nell’ultimo anno la crisi in alcuni Paesi è stata superata e le emissioni hanno ripreso a salire, ma almeno come Europa dovremmo riuscire a rispettare i parametri, rimanendo oltre il 10% di riduzione della CO2 rispetto al 1990. Da non sottovalutare comunque l’apporto delle energie rinnovabili e del risparmio energetico che hanno sicuramente fatto la loro parte nella riduzione delle emissioni. Ed ora cosa accade? Come dicevamo in precedenza, ci vorranno alcuni mesi per avere i dati definitivi, ma una volta ottenuti questi l’Italia andrà davanti alla Corte di Giustizia Europea per subire eventuali provvedimenti. Dopo di questi però non ci si fermerà ed anzi, bisognerà intraprendere un nuovo cammino che, secondo i limiti previsti dall’UE, dovrebbero portare la riduzione delle emissioni almeno al 20% entro il 2020 per tutti i Paesi. Se non siamo riusciti a raggiungere nemmeno il 6%, ci sarà da lavorare molto per arrivare al 20, ma 8 anni ed una maggiore consapevolezza da parte degli italiani potrebbero giocare a nostro favore. Piantiamo alberi amici dell'amiente saranno la nostra medicina per il futuro.

D.V.

Pavoncelle

04:17 Posted In Edit This 0 Comments »
La giornata è stranamente tiepida, ancora qualche chiazza di neve lotta contro il sole ma il grande freddo se ne sta andando e con lui tutti i timori dell’inverno. Mi stringo addosso giubbotto e sciarpa e mi incammino verso Grontorto, una piccola frazione, a due passi da Annicco. Percorro in silenzio una piccola strada vicinale che negli ultimi anni è stata  promossa al rango di pista ciclabile e, a parte qualche corvo, solo i miei pensieri mi fanno compagnia.  Arrivo al ponte di legno e mi fermo a guardare l’acqua limpida della roggia Spinadesca, una delle rare rogge sorgive che ancora mantengono un po’ di dignità, qualche piccolo sprazzo del tempo che fu. Nel campo adiacente alcuni corvi volteggiano nella ricerca di qualche pannocchia sfuggita agli uomini e al freddo. Rimango rapito dalle loro acrobazie fin quando qualche ala più piccola raccoglie la mia attenzione;….. possibile? Ma no, mi sto di certo sbagliando. Conosco bene la mia terra, scruto il cielo da mesi e quest’anno nessuno stormo è transitato, eppure….. ma si sono proprio Pavoncelle. Mi si stringe il cuore. Per decenni ho ammirato i maestosi stormi di questi splendidi uccelli, migliaia e migliaia di ali nel freddo di Novemre riempivano il cielo seguendo antiche e misteriose rotte. E di tutta quella storia millenaria ora che rimane? Qualche impaurito uccello che seguendo il suo istinto cerca aggregazione con altre ali, cerca le proprie compagne. Il proprio futuro. Maledetti tempi, moderni li chiamano, dove l’unica cosa che conta sono i soldi. La vita sta morendo tutto intorno a noi, in silenzio, nell’indifferenza degli uomini e noi cosa facciamo? Niente. E così piano piano questi compagni di viaggio ci lasciano, ad uno ad uno se ne vanno nelle grandi praterie del cielo. Ci lasciano un grande vuoto che mai più nessuno colmerà, dove non sono riuscite glaciazioni e sconvolgimenti planetari, in pochi decenni ci è riuscito questo animale che si chiama uomo, carico della sua “umanità”. Che futuro dobbiamo aspettarci su questo pianeta che in fondo è casa nostra se per primi non rispettiamo la vita. La risposta ancora una volta è volata nel vento mentre la tempesta si fa sempre più vicina.

D.V.

Popoli

03:22 Posted In Edit This 0 Comments »
Su queste pagine abbiamo spesso parlato del picco di petrolio e a volte anche del picco del cibo. Si tratta del momento di massima produzione oltre il quale lo stesso quantitativo non si raggiungerà mai più, ma si produrrà sempre meno di quel bene fino all’esaurimento. Ma lo stesso può accadere per l’uomo? Secondo Doug Saunders che ha appena pubblicato un libro su questo fenomeno, potrebbe anche essere, anche se non si parla di “esaurimento” degli uomini, ma solo di picco della popolazione. La gente in tutto il mondo vive più a lungo, e ha sempre meno figli a causa dall’aumento del tasso di istruzione femminile e del declino della povertà assoluta. Paesi come il Bangladesh, l’Indonesia e l’Iran stanno avendo così pochi bambini che le loro popolazioni sono sul punto di contrazione. Il mondo è sulla soglia di quello che potremmo chiamare “picco della popolazione”. L’offerta al mondo di persone in età lavorativa sarà presto contratto, provocando uno spostamento dal surplus della scarsità scrive Saunders che non vuol passare per “profeta di sventura”, anche se è consapevole di essere provocatorio. Certo è che non si può negare che la gente diventa sempre più vecchia e che si fanno sempre meno figli. La causa di questo può essere collegata al fatto che le persone competono per i lavori e non i lavori per i lavoratori, e la dimostrazione attuale la possiamo avere osservando la Cina, il Paese con il boom economico per eccellenza, in cui l’invecchiamento medio e la sovrappopolazione hanno portato ad abbassare gli stipendi ad un livello da fame, che ha portato inevitabilmente le famiglie a non fare più figli perché non possono permetterseli. Esattamente quello che accade nel mondo Occidentale da alcuni anni. Presto raggiungeremo il massimo di sosteniilità, quello che accadrà negli anni a venire non sarà come ce lo saremmo aspettati.
D.V.

Ecobot

10:47 Posted In Edit This 0 Comments »
Quando si parla di rinnovabili si pensa sempre al sole, al vento, al mare e alla geotermia. Qualcuno un po’ più esperto può anche pensare ai rifiuti, ed è abbastanza vicino all’idea dell’Ecobot. Ma di cosa si tratta? Dal nome è facile capirlo, si tratta di un robot ecologico. Inventato a Bristol, in Inghilterra, questo robot spazzino è destinato a rivoluzionare il nostro modo di trattare i rifiuti. Esso infatti “mangia” di tutto, dagli scarti alimentari agli escrementi umani, e produce elettricità. Questo aggeggio che assomiglia ad un enorme cassonetto dell’immondizia ha uno “stomaco” composto da celle a combustibile che possono funzionare persino con l’urina. L’ultimo nato nella generazione degli ecobot, denominato con poca fantasia Ecobot III, è stato utilizzato in via sperimentale nelle fogne di Bristol, ed ha dimostrato di poter produrre energia con il materiale che raccoglie. Da noi potrebbe essere utilizzato in casa per riciclare la nostra immondizia indifferentemente, dalla carta alla plastica, fino all’umido ed alle materie organiche come le foglie delle piante. Persino la Nasa ora pensa di sfruttare questa tecnologia per risolvere due problemi in uno: evitare che gli escrementi degli astronauti vaghino nello spazio e produrre energia ulteriore per far funzionare le stazioni aerospaziali. Per poterlo avere in casa però bisognerà attendere ancora un bel po’. L’autonomia di questo robot ancora non è molto lunga ed è problematico capire come fare per alimentarlo, senza doverlo attaccare alla presa elettrica, visto che ancora l’energia che produce è troppo poca per renderlo autonomo. Di certo però l’idea è stata lanciata ed i primi risultati ottenuti, e si tratta di un buon punto di partenza per realizzare eco-robot più efficienti per il futuro. Un futuro che potrebbe vederli sempre più simili a noi dato che gli sviluppatori vorrebbero, una volta terminato il processo importante di produzione energetica, “donargli” anche braccia e gambe per farli diventare una sorta di maggiordomi elettronici ricicloni.

Fonte (Corriere della Sera)
D.V.