L'acqua, un bene di tutti

08:56 Posted In Edit This 0 Comments »





Parco giochi, una bella mattina di sole. Sono seduto  su una panchina, perso a girovagare nei miei pensieri. Un signore, un forestiero forse li per caso, sui 50 anni, un pò di più, un pò di meno. Polo blu e aria di chi ha tanto da dire , mi siede accanto. Come spesso accade in momenti particolari, in cui siamo tutti più buoni, tutti amici, tutti in confidenza, inizia a parlarmi. Parla, parla, parla. Dice che il mondo di  oggi non è come quello di quand’era giovane. Troppo benessere, poca voglia di soffrire, troppo di tutto. Troppi stranieri, Tutto uno schifo. E gli sprechi, poi...Si spreca su tutto, l’elettricità, la benzina. Si accalora, mentre guardo i suoi occhiali da sole all’ultima moda, soprattutto sulla questione della crisi idrica che ha colpito tutti, anche l'Italia. Mi dice che a volte, nel suo paese, l’acqua viene addirittura razionata, solo poche ore al giorno con tutti i disagi che la penuria provoca. Parla di abitudini sbagliate, di reti idriche colabrodo, di infrastrutture da terzo mondo. Ad esempio, mi dice, si “perdono” in media oltre 15 mila metri cubi a km di acqua in un anno; in pratica, circa il 40 % dell’acqua viene disperso, con picchi del 70% nella zona di Torino e Bari. Aggiunge che ci sono 50 mila km di acquedotti da rifare, mentre gli investimenti delle società dell’acqua sono di appena 700 milioni di euro l’anno. Uno sfascio. Efficienza, ci vuole. Dice: Bisognerebbe dare tutto ai privati, allora si che le cose andrebbero a posto. Io, che me ne sono stato quasi sempre in silenzio ad ascoltare, gli faccio notare che molte società di gestione dell’acqua oggi sono di privati, e che nel 1990,  quando gli acquedotti erano pubblici  si investivano circa 2,3 miliardi di euro. Come se non avesse sentito, continua a ripetere che è uno schifo, che questi che vogliono l'acqua pubblica bisognerebbe zittirli..... mi dice che ha sete. Si alza e si avvicina alla fontanella, apre. L’acqua scroscia, e lui si rimette seduto. Al mio sguardo interrogativo, replica dicendo: “Aspetto un attimo che si rinfreschi”. Riprende a parlare, per diversi minuti. L’acqua scorre, debordando sul prato. A quel punto, un uomo lo chiama urlando: “Renato! Renato! Vieni che ti offro una birra. Bella fresca!  ”Il signor Renato si alza (senza salutare) e se ne va. L’acqua continua a scorrere. Mi alzo, guardo la fontanella zampillare, la chiudo e non faccio a meno di pensare che ognuno di noi deve fare la sua parte. Non siamo soli. Da qualche parte, in questo immenso mondo qualcuno, proprio in questo istante, sta morendo perchè  non ha un sorso d'acqua. Me ne torno a casa pensando che forse in questa fetta di grasso mondo dove possediamo tutto, qualche cosa ancora ci manca.........................

D. V.

Alberi e longevità

01:03 Posted In Edit This 0 Comments »




Quello che potete ammirare in foto amici miei è l'albero più vetusto del pianeta, la sua età è stimata in 4800 anni, si amici dell'ambiente avete letto bene, 4800 anni ed è ancora vivo nonostante l'apparenza. Questo gigante era una tenera pianticella ancora prima chi i Faraoni d'Egitto costruissero le loro piramidi. Che dire...........

Di norma gli uomini più longevi risultano coloro che hanno vissuto una vita regolare, senza stenti e, dove è stato possibile, seguendo un'alimentazione sana e genuina. Ora un’interessante ricerca tutta italiana ha scoperto che gli alberi più sono vecchi e grandi, più hanno vissuto in ambienti e condizioni difficili. L’importanza degli alberi nell’ecosistema e nell’equilibrio della natura è ormai nota da tempo, anche i bambini che da alcuni anni festeggiano la Giornata nazionale dell’albero stanno imparando ad apprezzare questi giganti buoni. Eppure la ricerca guidata dai  professori Gianluca Piovesan dell’Università della Tuscia e Alfredo Di Filippo, dal climatologo Maurizio Maugeri dell’Università di Milano, e da altri ricercatori; ha portato a nuove scoperte nel settore. Si è potuto dimostrare che gli alberi più vecchi continuano a crescere, ad ingrossare la loro chioma, ad alzare il loro tronco, ad allungare le loro radici, non subiscono come gli uomini una maturità ma anzi, più vivono in condizioni svantaggiate e più sono longevi e sani. Come a voler dire che nelle foreste gli esemplari di alberi più giovani e con la crescita più facile, sono quelli che avranno una vita più breve. La crescita e la longevità degli alberi sono difatti inversamente proporzionate al fattore ambientale e alla temperatura. La ricerca ha preso in esame delle faggete distribuite lungo le Alpi e lungo la dorsale appenninica. I faggi più longevi che vivono sule Alpi hanno circa 400 anni, mentre quelli che hanno il loro habitat sugli Appennini ne hanno circa 500, la loro età aumenta laddove le condizioni climatiche sono più dure e dove l’altitudine è maggiore, e quindi l’inverno più freddo. Come spiega il professor Piovesan, con l’aumento della temperatura terrestre si rischia di far scomparire anche gli alberi ultracentenari delle nostre foreste. Se ci riferiamo ai cambiamenti climatici degli ultimi decenni, l’impatto ha sfaccettature diverse. Infatti sulle Alpi il riscaldamento sta producendo una accelerazione di crescita che si tradurrà in una minore longevità. Sull’Appennino invece, dove piove meno che sulle Alpi, entrano in gioco anche gli stress idrici che potrebbero portare a una morte più precoce degli alberi vetusti. Auguriamoci che chi ha nelle mani le sorti del pianeta sappia ancora emozionarsi di fronte ad un vecchio, meraviglioso albero.

D. V.

AUGURI

06:55 Edit This 0 Comments »

Auguri di Buon Natale e felice anno nuovo

La talpa

10:39 Posted In Edit This 0 Comments »

Oggi amici miei vi voglio parlare di un piccolo roditore che grazie alla sua vita alquanto "appartata" è molto, molto difficile osservare. La talpa. Si conosce ancora poco di questo nostro vicino di casa nonostante in tutti questi anni in molti hanno cercato di carpirne i segreti. Solo da poco si è scoperto che la talpa scavando le sue gallerie muove le sue poderose zampe come un nuotatore. Si amici del GVA, la talpa nuota. Nuota letteralmente nella terra con un movimento guale a quello di un nuotatore che usa lo stile a "rana". La piccola coda è sempre ritta in continuo contatto con il soffitto delle sue gallerie pronta a rilevare la più piccola vibrazione causata da lombrichi o larve. La talpa è un predatore specializzato nella cattura dei lombrichi. A tal fine essa scava lunghi cunicoli (gallerie di alimentazione) che fungono da vere e proprie trappole a caduta. Questa tecnica le consente di crearsi un'ingente scorta di lombrichi, il consumo giornaliero di vermi è pari a circa al suo peso corporeo. La talpa europea non conosce un periodo invernale di letargo o di torpore, essendo perennemente in movimento (ad ogni ora del giorno e della notte) abbisogna di una alimentazione continua. Le caratteristiche montagnole" di terriccio che ne segnalano la presenza servono principalmente da torri eoliche che catturano anche la più leggera brezza, indispensabile per l'areazione delle sue gallerie. La talpa è un animale profondamente solitario; sia i maschi che le femmine manifestano infatti uno spiccato comportamento territoriale. Si "tollerano" solo durante gli accoppiamenti e lo svezzamento dei piccoli. La stagione della riproduzione cade tra la fine dell'inverno e l'inizio dell'estate ed è solitamente breve. La gestazione si protrae per un mese e conduce alla nascita di 4-5 piccoli, partoriti in un apposito nido. Ma la scoperta più senzazionale amici del GVA è che sembra che le talpe non sviluppino tumori! I topi ed i roditori generalmente vivono pochi anni e tra le principali cause di morte, oltre ai predatori, c’è il cancro (90%). La talpa arriva a vivere fino a 28 anni. Una delle cause di questa longevità è dovuta allo stile di vita molto più sicuro che conduce nel sottosuolo dove sono pochi i predatori, oltre al sorprendente fatto che la talpa sembra essere immune al cancro. “in questi animali non è mai stato osservato lo sviluppo spontaneo di neoplasmi”, questo è quanto afferma la Dottoressa Gorbunova dell’ Università di Rochester in un articolo pubblicato dal New York Times. La Gorbunova avrebbe infatti iniziato a scoprire la base genetica di questa straordinaria immunità. Il gene P27. Le cellule della talpa hanno un doppio sistema che inibisce la regolare proliferazione cellulare, gli esseri umani ne hanno uno solo. Le cellule umane cresciute in laboratorio, quando vengono a contatto le une con le altre, si uniscono a formare un livello e smettono di duplicarsi. Le cellule cancerose, invece, continuano a riprodursi formando strati su strati. Alla base di questa inibizione, sia per gli esseri umani che per le talpe e i ratti in generale, ci sarebbe il gene p27. Le talpe sembrano avere un altro gene responsabile di questa inibizione ed utilizzerebbero il gene p27 solo come un backup. Il gene p16-ink4a. Quando le cellule di talpa cresciute in laboratorio vengono a contatto con poche altre cellule la loro riproduzione viene già bloccata. Questa inibizione precoce è mediata dal gene p16-ink4a che è presente anche negli esseri umani ma non ha effetti sulla replicazione cellulare.

D.V.

Pneumatici

11:34 Posted In Edit This 0 Comments »

Arriva l'inverno ed ecco l'ennesima ordinanza che obbliga all'uso delle catene o in alternativa le gomme da neve. Quattro gomme nuove sono una bella spesa, devo ammetterlo, però guardo al futuro. Le mie gomme sono già vecchiotte, le cambio e passo l'inverno tranquillo, poi in primavera ci penserò. Fatto. Ora sono a posto con le mie quattro belle gomme nuove e le vecchie?

Centomila tonnellate di pneumatici fuori uso, una quantità certamente non risibile, spariscono nel nulla ogni anno. La colpa non è del mago Silvan amici del GVA, qui la magia non centra nulla, sono fatti ben più terreni. Più che sparire nel nulla questi pneumatici rotolano e rotolando vanno a finire, guarda tu il caso, il qualche campo o in qualche roggia. Sembra che queste gomme ( ma queste sono notizie incontrollate) dopo aver percorso migliaia di chilometri, non riescano più a fermarsi e nottetempo abbandonano i depositi e se vanno in giro da sole a formare piccole discariche. Stupefacente amici del GVA, chi l'avrebbe mai detto. Questi sono gli sconfortanti dati raccolti nel dossier realizzato da Legambiente con la collaborazione di Ecopneus. In Italia, stando al rapporto, sono state individuate, a partire dal 2007, 1.049 discariche illegali estese su un territorio complessivo di oltre sei milioni di metri quadrati. Sul banco degli imputati, per quanto riguarda i grandi traffici, la criminalità organizzata, tanto che la concentrazione maggiore (il 63%) di siti di smaltimento abusivi si localizza, non a caso, in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Complici, ammettiamolo, anche i nostri lumbard che si fanno allettare da risparmi consistenti per smaltimenti in "nero". Comunque la maglia nera va alla Puglia, che ha all’attivo 230 siti di PFU, quasi il 22% del totale nazionale. Seguono la Calabria con 159 siti, la Sicilia con 141, e la Campania a quota 131. Al Centro è la Regione Lazio ad avere la peggio con ben 77 siti, mentre al Nord il triste primato è del Piemonte con 37 sequestri di discariche abusive di PFU. Non mancano illegalità al di fuori delle ecomafie perpetrate da piccoli operatori quali gommisti, officine, trasportatori, che creano piccole discariche per risparmiare sui costi di smaltimento. Altri dati che emergono dal dossier riguardano le perdite economiche dello Stato, quantificate, per questa tipologia di rifiuti, in 743,2 milioni di euro l’anno. Questi soldi sono a carico dei contribuenti come i costi di bonifica delle discariche abusive amici del GVA. Il danno economico complessivo (dell'ultimo triennio) si attesta ad oltre 2 miliardi di euro, con forti ripercussioni sia sulle casse dello Stato che sugli operatori del settore che lavorano nella legalità. Senza contare i danni al paesaggio ed i gravi rischi per l’ambiente, specie in caso di incendio. Per fortuna qualche cosa si sta muovendo: L’ambiente può tirare un sospiro di sollievo: nel 2012 si prevede che 47.997 tonnellate di pneumatici saranno ricostruiti e non finiranno in discarica. Il loro riciclo comporterà un risparmio di 45.544 tonnellate di materie prime, 114 milioni di litri di petrolio ed equivalenti, e 222 milioni di euro. Per la produzione di uno pneumatico per automobile occorrono circa 35 litri di petrolio, mentre per uno pneumatico industriale ne servono almeno 100 litri, se i pneumatici usati ma ancora integri nella struttura venissero ricostruiti, zero litri.

D. V.

Zanzara Tigre

07:55 Posted In Edit This 0 Comments »

La zanzara tigre.......
Nel mondo esistono circa 2500 specie di zanzare, una sessantina delle quali sono presenti in Italia. Tra di esse, l'ultima arrivata e la più nota, è senza dubbio la “zanzara tigre”, che gli esperti indicano con il nome scientifico di Aedes albopictus. La sua biologia è simile a quella delle altre specie di zanzare, con un ciclo di vita che si sviluppa attraverso gli stadi di uovo, larva, pupa e adulto. È piccola e nera, con alcune fasce bianche. È caratterizzata da una striscia bianca che la percorre in lunghezza dalla testa al torace. Anche le zampe nere presentano diverse bande bianche. La sua dentificazione certa resta però compito degli esperti.•Supera l’inverno allo stadio di uovo, che sopravvive anche se l’acqua è evaporata o eliminata. In primavera, entrate nuovamente a contatto con l’acqua, le uova si schiudono. In pochi giorni la zanzara tigre avvia il suo ciclo di vita: basta che ci siano ristagni anche minimi di acqua, come quelli di sottovasi, barattoli e altri contenitori abbandonati, alberi cavi, pieghe di teloni, bidoni degli orti, grondaie ostruite, sottoscala allagati. Le caditoie (tombini grigliati e bocche di lupo) sono i luoghi ideali per la proliferazione dell’insetto in città. Le sue origini: La zanzara tigre è originaria dell’Asia. Le prime segnalazioni della sua presenza in Italia si hanno a Genova, nel 1990. Da qui si è gradualmente propagata nel resto del Paese. Tutto ebbe inizio nel 1970, quando un carico di pneumatici esausti giunse in Texas dall’Estremo Oriente. Il carico fu poi inviato ad altre destinazioni, tra cui appunto Genova. Le femmine nel Paese di origine avevano deposto nelle cavità degli pneumatici le uova che, resistenti al secco e al freddo, giunsero a destinazione ancora vitali: la pioggia fece il resto, creando condizioni ambientali idonee alla loro schiusura. Un evento che ci rimarrà nella mente amici dell'ambiente tanto è il disagio che questi insetti sanno procurarci. Infatti queste zanzare sono attive giorno e notte e le loro punture risultano ai più fastidiose e dolorose., Il mondo sta cambiando e non in meglio, se non combatteremo tutti insieme queste "invasioni" di animali, insetti, uccelli, pesci non autoctoni, presto, troppo presto, la nostra natura cambierà e di sicuro noi con lei.

D. V.

Potature

08:53 Posted In Edit This 0 Comments »

Oggi amici del GVA parliamo di potatura.
L'Italia è il paese europeo (a giudicare dal paesaggio) dove si taglia e pota nella più totale disinvoltura. Il fai da te impera o peggio ancora ci si affida a praticoni. E il cattivo esempio è dato dagli enti pubblici. Un'indagine condotta su numerosi comuni della provincia di Brescia e Cremona, aveva certificato come la quasi totalità dei lavori di giardinaggio appaltati fosse stata concessa a ditte prive di qualifica professionale. I risultati si vedono: ovunque capitozzature indiscriminate, e tagli a macchina distruttivi. Una capitozzatura infatti richiede mezz'ora, contro le due o tre ore richieste da un taglio ragionato.Quanti clienti sono disposti a pagare di più per un taglio più corretto? Alla fine tutti pensano che più si pota e migliore è il lavoro, senza capire che invece è l'esatto contrario. Ciò che viene sempre ignorato, è che le piante rispondono alla potatura con getti forti e vigorosi, ma innaturali e squilibrati. Perchè, mentre una leggera potatura "naturale" (dovuta a insetti, malattie, morsi di animali, urti, vento) fa parte delle abitudini di ogni pianta, la potatura forte induce invece il vegetale ad avere più getti. Perché se un ramo è stato mangiato o danneggiato, ne verranno prodotti due o tre per meglio rispondere all'offesa. Inoltre la pianta capitozzata, con lo stesso apparato radicale che reggeva l'intera chioma, nutrirà solo pochi getti nuovi. Che saranno perciò vigorosissimi, e diventeranno, con tutta probabilità alti e lunghi, ma probabilmente non fioriferi o fruttiferi. Ma non finisce qui. Il sole, infatti, attraverso la fotoinibizione delle auxine (i più importanti ormoni di crescita vegetali), regola lunghezza e robustezza dei getti, facendoli crescere verso la luce, indiscriminatamente. Quando si osserva il paesaggio verde umanizzato, viene tristezza. E si ha voglia di credere a Masanobu Fukuoka, agronomo giapponese "naturale", quando sostiene che la crescita delle piante da seme, senza alcun intervento umano, è perfetta. Infatti ha constatato la ripetizione di angoli di crescita ripetitivi, e di altri splendidi accorgimenti, che permettono la massima intercettazione della luce. Dove l'uomo mette mano, ecco rami intrecciati, succhioni, scope, rami filati: che costringono a rimettere mano. Perché allora si pota? Per pochi motivi: Perché per esempio le piante innestate sono state tutte già "violentate", e richiedono una regolazione umana. Perché si vuole contenere uno sviluppo eccessivo (potatura verde). Per favorire la fioritura o la fruttificazione. Per fare riprendere vigore a piante vecchie e indebolite. Per ripulire da rami morti o irregolari. Per aggiustare gli squilibri derivanti da potature precedenti. Ci sono validi motivi per potare, sapendo come fare. Sempre però rispettando l'armonia e lo sviluppo della pianta. Mai, sicuramente, dando "una bella tosata". Basta guardarsi in giro per mettersi le mani nei capelli. La maggior parte delle piante d'alto fusto non richiederebbe mai potatura per l'intera vita, se si eccettua qualche periodico intervento di pulizia dal secco. Eppure qua e là è tutto un potare, e sguardi di disprezzo vengono dispensati a chi si sottrae all'annuale obbligo "condominiale". Un buon progettista di giardini dovrebbe prestare molta attenzione all'occupazione futura di spazio di un albero. Si potrebbero così prevenire molti espianti e potature dovuti all'esuberanza del verde. Piante di alto fusto come i Cedrus (atlantica e deodara), pini e abeti, ippocastani, tigli, aceri, acacie, non possono essere piantati in giardini di 80 mq. Eppure c'è ancora chi li mette nelle fioriere. Dopo, ovviamente, è tutto un tagliare ed espiantare. Chi progetta deve prevedere i diametri di crescita finale delle chiome, e se non c'è spazio deve convincere il cliente a rinunciare a qualche pianta. Il buon progetto si vede negli anni, e non in trenta giorni. Per oggi ci fermiamo qui amici dell'ambiente ma ritorneremo su questo "IMPORTANTE" tema che è la potatura.

Daniele

Traffici illegali

03:27 Posted In Edit This 0 Comments »

Brutte notizie per i trafficanti di animali esotici o almeno questo è quello che ci si attende nei prossimi mesi. La guardia di finanza ha deciso di potenziarsi contro questa "branca" di illegalità diffusa e ci aguriamo che se colti sul fatto questi personaggi vengano colpiti aspramente. Come d'altronde si meritano. Capita sempre più spesso infatti che di ritorno da un viaggio all’estero molti europei, tra cui molti italiani, si auto inviino animali esotici o oggetti illegali dai paesi del Sudamerica o dell’Est asiatico, per evitare i controlli doganali. Una deplorevole prassi che solamente negli ultimi anni a portato in Italia animali, pesci e insetti che hanno, a volte, rapidamente stravolto il nostro modo di vivere all'aperto. I due casi più emblematici riguardano le Nutrie e le fastidiosissime zanzare Tigre. Ma le spedizioni clandestine contengono qualsiasi cosa: da braccialetti e collanine fatte con l’avorio a iguana, serpenti velenosi, tartarughe marine, pesci, uccelli etc..etc... Delle volte sono stati inviati anche dei piccoli coccodrilli, incredibile vero? Ma qui di incredibile c'è solo la nostra stupidità. Tutte queste specie non sono autorizzate a lasciare il loro paese e che, una volta arrivate in Italia, se scoperte, possono portare da una multa di 3 mila euro fino alla detenzione per traffico illecito e maltrattamento agli animali. Eccovi alcune cifre amici dell'ambiente: Un giro d’affari internazionale che vale più di 100 miliardi di euro all’anno e in cui l’Italia rappresenta uno dei più grandi mercati: il traffico di animali e piante rare non si ferma, anzi, secondo l’ultimo rapporto del servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato, sarebbe addirittura in aumento. Sono stati più di 41.000 i controlli in Italia nel 2010, di cui 1.500 sul territorio nazionale e 39.000 in ambito doganale: sebbene in leggera diminuzione rispetto al 2009, hanno portato ad un incremento nei sequestri pari al 90% in più rispetto all’anno precedente. Ora una brutta notizia apparsa solo sporadicamente: "L'Interpol ha segnalato in questi giorni l'uccisione di due orsi bianchi in Siberia: sono stati due italiani"!!

D. V.

Terra promessa

01:43 Posted In Edit This 0 Comments »

La terra promessa.............
Il mondo è pieno di disfattisti, non c’è niente da fare. Gente che sparge ansia, panico, sfiducia e pessimismo. Siamo nel pieno di una crisi economica tra le peggiori che si ricordino, forse una vera e propria rottura del sentiero dello sviluppo e come se non bastasse c'è gente che rema contro. Proprio in questi momenti, il WWF pubblica il Living Planet Report, un documento che ogni due anni fornisce informazioni sullo stato di salute dei sistemi naturali del pianeta Terra, gli effetti causati dall’intervento antropico su di essi, e contiene anche il Living Planet Index (“indice del pianeta vivente”). Questa edizione del Rapporto parla di mondo in “Recessione ecologica”: dal 1970 a oggi si è perso il 30% di biodiversità. E l'umanità consuma un terzo in più di quanto questo possa la terra sia in grado di sostenere. Se va avanti così, dicono quei disfattisti del WWF, saranno guai seri, e la recente flessione dell'economia mondiale sembrerà un banale raffreddore, se confrontata con la difficile situazione di credito ecologico che si profila all'orizzonte. Secondo i calcoli del WWF, se le cose continuassero con questo andazzo, nel 2045 ci servirà un altro pianeta tutto intero per mantenere gli stessi stili di vita. Davvero c’è gente che si attacca a tutto pur di polemizzare: ma dov’è il problema? Se davvero nel 2035 servisse un'altra terra, e che ci vuole? Per quell’epoca, infatti, la brutta recessione sarà solo un ricordo, il mercato dei titoli derivati sarà rifiorito, ci saranno abbastanza soldi per comprarsi una bella terra nuova di zecca: ultimo modello, tutta accessoriata: con fiumi, laghi, mari, montagne e cieli. Senza inquinamento, senza desertificazione. Senza problemi, insomma. Certo, forse costerà un po’ cara, ma non importa: con un po’ di fantasia e di ottimismo tutto si può fare. E ognuno si potrà comprare la sua bella fonte di acqua pulita, il suo bel bosco con scoiattoli e passerotti, il suo mare limpido pieno di pesci, il suo pezzo di cielo senza fumi e veleni. Basta solo un po’ di spirito d’iniziativa e voglia di lavorare. Però, un problema, piccolissimo, c’è. Qualcuno dovrà decidersi di smetterla di fare il disfattista, rimboccarsi le maniche, metter su una bella fabbrica, e cominciare a produrre questo secondo pianeta, questa terra di riserva. Dicono che uno ci ha messo 7 giorni, tanto tempo fa, ma quello era un padreterno. A un imprenditore, anche se pieno di entusiasmo e di ottimismo, magari serve più tempo. Meglio preparasi, e in fretta. Clienti non gliene mancheranno di sicuro. E comunque nell’attesa, per sicurezza, è meglio tenersi cara la vecchia Terra, anche con i suoi acciacchi. Non tutte le ciambelle riescono con il buco, e non è detto che la copia riesca bene come l’originale.
D.V.