Stile di vita

08:11 Posted In Edit This 0 Comments »

Come tutti ci siamo resi ben conto questa crisi economica sta mettendo in crisi molte famiglie italiane. Tra le molte "tasse" anche la stangata di Monti sulle accise dei carburanti che fa salire il prezzo alla pompa di circa 8,2 centesimi al litro per la benzina e di 11 centesimi al litro per il gasolio. Una brutta notizia di cui noi tutti avremmo fatto volentieri a meno amici del GVA. La seconda notizia viene dalla Fao, ricorda che ogni minuto nel mondo vengono distrutti 10 ettari di foreste, la superficie di venti campi da calcio. In un anno fanno 14,5 milioni di ettari, poco meno di metà dell’Italia intera. Un patrimonio inestimabile che se ne va nell'indifferenza generale.Con tutta la buona volontà, e la comprensione che – da bravo automobilista – nutro per tutti i miei concittadini tartassati da decenni con il facile bersaglio delle tasse sui carburanti, la seconda notizia mi è sembrata decisamente più preoccupante della prima. Molto più preoccupante. Ma, a leggere i giornali, guardare le TV, a navigare tra social network e blog e a sentire i miei concittadini ero il solo, o quasi. E’ un vizio delle nostre società opulente, della nostra poca sensibilità nei confronti della natura, siamo lanciati come un treno in corsa verso il vuoto, verso un senso che non c’é. Tra qualche anno questa crisi finanziaria sara ricordata come una semplice inflenza se paragonata alla sopravvivenza. Continuiamo a guardare esclusivamente la punta del nostro naso, o il proprio ombelico, li scambiamo per il centro dell’universo, mentre il mondo gira nello spazio senza fine verso ben altri – e più grandi – “centri di gravità permanente”. Come scrisse qualcuno molto tempo fa "siamo piccoli granelli di sabbia nell'infinito" ma siamo vivi e pensanti e dovremmo essere in grado di capire quando in gioco c'è ben più di uno "stile di vita".

Daniele V.

Regali di Natale

10:48 Posted In Edit This 0 Comments »

È tempo di regali e nonostante la crisi che ci attanaglia qualche cosa dovremo escogitare. Se questo Natale volete come regalo (o volete regalare) un animale domestico, ad esempio un cucciolo, pensateci seriamente prima, un cucciolo ci impegnera per parecchi anni della nostra vita, non sono giocattoli che passati i giorni delle feste potremo buttare. Se questo non bastasse prima di qualsiasi acquisto accertatevi da dove provenga la bestiola, purtroppo a Natale aumentano i traffici illegali di animali, soprattutto esotici, che arrivano in Italia spesso in fin di vita, in condizioni critiche e disumane. Cristina Avanzo, vicequestore aggiunto del Corpo Forestale dello Stato, responsabile del Nirda (Nucleo investigativo reati in danno agli animali), ha stilato una sorta di “guida” per regalare un animale in modo responsabile. Bisogna prima di tutto affidarsi a rivenditori autorizzati. Quindi ok per i negozianti con licenza, e va bene anche se a fornirvi l’animale è ad esempio un conoscente la cui cagnetta ha avuto dei cuccioli, ma ad esempio bisogna diffidare degli scambi in posti neutri con degli estranei, o ad esempio degli acquisti online. Se dall’altra parte non c’è un rivenditore autorizzato c’è il rischio che si tratti di un traffico illecito. E’ indispensabile richiedere la documentazione sanitaria in cui si attesta che l’animale è sano e abbia fatto tutte le corrette vaccinazioni, ed inoltre è consigliabile, una volta ricevuto il cucciolo, portarlo dal veterinario per controllare che sia in forma, specialmente se dopo pochi giorni accusa sintomi di malessere. Purtroppo questo commercio in Italia è sempre più diffuso. Il mercato maggiore è in Ungheria ed in molti Paesi dell’Est Europa, ma lo snodo italiano ha sede principalmente in Friuli da cui si diramano i traffici verso le altre Regioni. Qui gli animali vengono imbottiti di antibiotici per fargli sopportare le condizioni estreme del viaggio, dunque vanno valutati bene una volta arrivati in casa. Le razze più gettonate, indicano i Forestali, sono quelle di piccola taglia come i chihuahua, carlino e pincher perché più facilmente trasportabili, ma potenzialmente anche un alano potrebbe essere vittima di tale traffico. Se poi non siete sicuri del modo in cui far arrivare un animale a casa, potete sempre adottarlo a distanza o aderire a delle iniziative come quelle indicate in quest’articolo. Non dimentichiamo mai amici del GVA che un cucciolo ci impegna per un lungo periodo della nostra vita, sarà un compagno fedele ed avrà bisogno di amore e di attenzioni. Se non avete tutte queste cose da donare lasciate perdere e orientatevi su qualche cosa d'altro.

D. V.

Pellicce

11:47 Posted In Edit This 0 Comments »

Dai valore ai tuoi acquisti: non comprare né indossare pellicce. Detta con noi la prossima regola della moda!

LAV torna a farsi sentire, come ogni anno nel periodo invernale, quando scoppia il boom di acquisto di pellicce, sciarpe di volpe, codini di visone, colletti e copri spalle. L’appuntamento è per sabato 10 e domenica 11 dicembre nelle principali piazze d’Italia per firmare la petizione a sostegno di una proposta legislativa che fermi, una volta per tutte, l’allevamento, la cattura in natura e l’uccisione di animali per farne pellicce. A pochi giorni dall’evento, LAV è impegnata a diffondere materiale informativo e testimonianze su come avviene l’uccisione e la cattura degli animali, come alcune delle immagini che vi mostriamo. I dati sono scoraggianti: ogni anno nel mondo 10 milioni di animali vengono uccisi per le loro pelli. A rivelarlo è un’indagine compiuta dall’associazione americana Born free USA, la prima a svolgere una ricerca di questo tipo. Sono linci, procioni, opossum, coyote, ma anche topi muschiati, donnole e animali protetti e cani e gatti; catturati in trappole, annegati o uccisi in modi cruenti, per non danneggiarne le pelli: sfondamento del torace, bastonate, strangolamento con lacci metallici. Come informa Simone Pavesi, responsabile nazionale di LAV della campagna anti pellicce. Abbiamo documentato come nel sistema di cattura e uccisione di questi animali, praticato negli Stati Uniti, vengano gravemente lesi gli accordi intercorsi con la Comunità Europea al fine di evitare ogni inutile sofferenza agli animali. Dai valore ai tuoi acquisti: non comprare né indossare pellicce. Vi evito le immagini e i filmati amici dell'ambiente, ma voglio ancora una volta ribadire che solo l'uomo in tutto il regno animale è capace di tanto. Solo l'uomo.
D. V.

Bambini nel vento

11:12 Posted In Edit This 0 Comments »

Bambini nel vento.......
Al giorno d’oggi è facile osservare sempre più bambini sepolti vivi nell’asfalto delle grandi città, assordati e frastornati dal rombo dei motori delle auto, dallo squillare insistente dei cellulari e tenuti al guinzaglio per il timore del traffico. Di contro, è sempre più difficile trovare bambini che possano giocare liberamente nella natura, assaporare il vento, i profumi della primavera, dell’estate, dell’autunno e dell’inverno, riconoscerne i colori ed i suoni, osservare la brina che si posa sui campi e scoprire tutti i piccoli animali che vivono attorno a noi in armonia con l’ambiente. Questa lontananza forzata dalla natura crea, inoltre, un pericoloso circolo vizioso, soprattutto nei mesi freddi, le madri imbacuccano i loro bambini come se fossero piccoli astronauti in spedizione nello spazio e li strattonano velocemente dall’uscio di casa all’abitacolo dell’auto perché “fa troppo freddo per camminare fino a scuola”, “è troppo umido per soffermarsi in cortile”, “c’è troppo vento per fare una corsa al parco”, “c’è troppo fango per giocare nelle pozzanghere”. Eppure i nostri bambini sono fatti di vento, di pioggia, di neve, di acqua, di pozzanghere infangate, di giornate uggiose poiché sono frutto della natura e la possiedono dentro di sé. La vita all’aperto regala tanto, ma purtroppo non ce lo ricordiamo più. Un tempo mio nonno percorreva sei chilometri al giorno per recarsi a scuola, tre all’andata e tre al ritorno. A piedi! D’inverno nevicava e lui doveva percorrere i campi che lo separavano dall’edificio scolastico mentre le sue gambette affondavano nella neve fino al ginocchio. Non c’era sua madre ad accompagnarlo a scuola in auto perché un auto non l’avevano e, di certo, la mia bisnonna aveva altre faccende da sbrigare e riteneva che mio nonno fosse abbastanza forte ed abbastanza in gamba da raggiungere la sua aula da solo. In effetti forte lo era e lo è stato per tutta la vita. Ora io mi chiedo, perché tutta questa paura dell’aria aperta? Crescere non significa soltanto aggiungere centimetri alla propria struttura fisica, ma è soprattutto un processo mentale di ricerca di un proprio equilibrio interiore e di una propria identità personale. Per percorrere questo cammino ogni bambino ha bisogno di osservare attorno a sé Equilibrio e Bellezza che debbono essere ricercati in quella particolare autenticità che soltanto la natura può offrire. Per questo motivo io credo che più un bambino è messo in condizioni di osservare e vivere direttamente la natura, maggiore sarà la possibilità che il suo sviluppo fisico e psichico proceda in maniera positiva. Insegnare l’ecologia e il rispetto per l’ambiente in maniera semplice e divertente ai nostri figli è fondamentale per il futuro del nostro pianeta.

D. V.

Agricoltura

04:55 Posted In Edit This 0 Comments »

La forza dei forti.........

In una nota di qualche settimana fa Coldiretti metteva in evidenza che “c’è sempre un responsabile per i danni provocati da fauna selvatica, e in ogni singolo caso si dovrà verificare l’ente a cui siano stati concretamente affidati i poteri di amministrazione del territorio e di gestione della fauna che vi è insediata, sia che i poteri di gestione derivino dalla legge, sia che trovino la fonte in una delega o concessione di altro ente”. A conferma di tale orientamento, Coldiretti portava ad esempio una sentenza del Consiglio di Stato (n. 5383 del 27/09/2011) che ha deciso sul ricorso proposto contro la Regione Lombardia dal proprietario di un allevamento di anguille vicino al quale l’amministrazione regionale aveva costituito un’oasi di protezione degli aironi. A seguito della creazione dell’oasi e della contemporanea istituzione nella zona del cosiddetta “silenzio venatorio”, la proliferazione delle specie selvatiche tutelate aveva determinato una sempre maggiore presenza di tali esemplari nell’allevamento di anguille causando al proprietario dell’allevamento ingenti danni, in quanto gli uccelli si cibavano delle anguille contenute nell’allevamento ittico. Ecco, amici dell'ambiente, un chiaro esempio di giustizia a senso unico. Potrei tranquillamente affermare "da che pulpito viene la predica", dopo decenni di sussidi milionari senza nulla chiedere in cambio (sarebbero bastate piccole, semplici richieste da parte dei vari governi, tipo: ti elargisco sussidi in cambio di piantumazioni permanenti, ripristino dei luoghi, salvaguardia almeno dell'esistente etc..etc..etc.. nulla di tutto questo!). Sull'altro fronte invece mille e una richiesta, ora pure gli indennizzi come se fosse stata un'opera faraonica posare qualche rete a protezione delle vasche per le anguille. Per concludere dico che ha perfettamente ragione la Coldiretti quando afferma che " c’è sempre un responsabile per i danni provocati all'ambiente, e in ogni singolo caso si dovrà verificare se il proprietario terriero, o chi ne fa le veci, ha ottemperato a tutte le leggi vigenti. E a tutte quelle leggi mai scritte, ma non meno importanti, del buon senso e del vivere civile che comprendano la responsabilità morale di gestire un patrimonio insostituibile e inestimabile quale è l'ambiente, fonte di vita e perpetuazione delle specie.

D. V.

Alyna

11:17 Posted In Edit This 0 Comments »

Può succedere anche di questi tempi che la vita mostri ai nostri cuori una delle sue innumerevoli facce.............

Oggi voglio parlarvi di Alyna, una coniglietta nata con una paralisi alla zampe posteriori, presta servizio all'ALYN hospital di Gerusalemme aiutando i bambini meno fortunati come lei ad affrontare i loro handicap. Alyna è stata portata all'ospedale pediatrico nel 2009 dal suo padrone che era un fisioterapista della struttura e adesso vive lì aiutando i bambini disabili nella riabilitazione motoria. Dovete sapere che la bestiola ha seri problemi motori, talmente seri che senza accorgimenti non potrebbe muoversi. Alyna indossa una specie di busto che le permette di muoversi, di spostarsi da un posto all'altro. "E' diverso da quello che indossano i bambini, ma non importa", ha dichiarato Cathy Lanyard, direttore amministrativo dell'ospedale. Quello che conta è che i piccoli vedono che Alyna è come loro, che ha problemi a camminare ma che ci riesce grazie al busto. E la imitano, cercano di ottenere lo steso risultato. Capiscono che vivere e camminare significa anche lottare ed anche in questo modo che Alyna aiuta i bimbi, non solo fisicamante ma anche psicologicamente, li fa sorridere, ispira tenerezza e amore. E loro la coccolano e la riempiono di attenzioni. Non è facile far sorridere i piccoli malati, ma Alyna ci riesce senza fare alcuno sforzo, basta la sua presenza e questo è un grande regalo per loro", ha aggiunto Lanyard. La vita è una cosa meravigliosa aggiungiamo noi, unica, diversa e speciale. Possediamo la facoltà di essere giudici e arbitri su questo meraviglioso e bistrattato pianeta, rispettiamo la vita amici del GVA, qualunque essa sia.

D. V.

Honga Roa

08:22 Posted In Edit This 0 Comments »

L'ultimo albero..........

HONGA ROA (Isola di Pasqua). Cecità ecologica. La fine della civiltà Rapa Nui nasce principalmente da questa condizione in cui ha vissuto per secoli. Rinchiusi in quei pochi chilometri con un passato ormai dimenticato e un futuro che non andava oltre l'orizzonte, gli abitanti dell'Isola di Pasqua si sono infatti ripiegati su loro stessi, ossessionati da una religione che era diventata ragione di vita e apparentemente senza alcun desiderio di conoscenza. La vita per secoli era scorsa in mezzo ad una natura rigogliosa di un'isola che mantiene anche oggi intatto un fascino senza tempo. Ma la mancanza di un "sapere ecologico" e la convinzione errata che fosse il ‘mana' (il potere) del capo/personaggio defunto la loro garanzia di sopravvivenza piuttosto che lo studio dei fenomeni naturali, li hanno portati alla rovina amici del GVA. Quando fu tagliato l'ultimo albero a Rapa Nui nessuno capì che non ne sarebbero ricresciuti più. Che le risorse della terra fossero per loro natura finite era anche questa un'informazione a loro sconosciuta. Così scoppiarono le guerre tra villaggi per la conquista di quel poco che rimaneva e decretarono la fine di una civiltà fiorente, alla quale gli spagnoli dettero soltanto il colpo di grazia. Dicevamo del ‘mana', lo spirito dei defunti, che secondo i Rapa Nui avrebbe dovuto vigilare su di loro e per questo si inventarono le famose statue, splendide opere in pietra che ancora oggi sbalordiscono alla loro vista. I moai venivano posti sopra una piattaforma sacra e attraverso gli occhi della statua - questa è la tradizione - l'anima dei defunti riviveva e riversava la propria protezione sull'isola. Con gli anni la costruzione di queste teste era diventato motivo di vanti dei vari villaggi e cominciò la sfida a chi li costruiva sempre più grandi. La superstizione era inoltre quasi più forte della venerazione stessa, tanto che se la statua cadeva durante il percorso tra la ‘fabbrica' e l'area dove doveva essere innalzata, veniva abbandonata perché ritenuto un segnale di malasorte. Per questo l'isola è costellata di statue riverse a terra. Ma quando si arriva a Rapa Nui e si vedono i Moai crollati, si scopre inoltre che la causa non è soltanto questa, e neppure i terremoti o gli spagnoli: i primi a farle crollare furono gli stessi abitanti dell'isola quando la fede cieca nei confronti di queste loro creazioni finì. Finì perché gli avi ai quali loro chiedevano il ‘mana' li avevano in qualche modo traditi, distruggendo l'ambiente che li ospitava. Perché sull'isola non era rimasto praticamente niente da mangiare tanto che si parla anche di episodi di cannibalismo. Il disastro ambientale provocato dall'uomo e dalla sua ignoranza aveva portato quindi al mangiarsi l'uno con l'altro dopo che l'ultimo albero fu abbattuto. Una vera lezione di vita! E oggi? Oggi esistono su questo nostro pianeta migliaia di Rapa Nui, intere popolazioni che si stanno incamminando verso la catastrofe ambientale. Questo è il mondo moderno, ed è con questo che bisogna fare i conti, nel bene e nel male quando si parla di riorientamento dell'economia verso la sostenibilità. Non esiste e non potrà mai esistere una "sostenibilità" che non rispetti la natura.

D. V.

Garbate patch

03:39 Posted In Edit This 0 Comments »

Un altro anno se ne va amici del GVA ma molti problemi rimangono. Oggi, come ogni fine anno vi riproponiamo questo scritto perchè non vada dimenticato come tante altre cose brutte che fingiamo di non vedere e che si nascondono nell'oblio dei giorni.

Garbage Patch è un posto lontano. Se hai perso il lavoro, se ti angosciano le notizie delle borse che crollano, del drammatico calo nell’acquisto di telefonini, automobili, sedie, gadgets elettronici, televisori, non preoccuparti. Ci penserà qualcun'altro. Lascia stare, trova un pensiero felice: i giorni di Natale, le vacanze, i regali. Trovalo, e vola verso un posto lontano dove le cose ti sembreranno diverse. Vola a Garbage Patch. Garbage Patch è un isola amici del GVA. Ma non si trova nelle carte geografiche. Eppure, se prendi la seconda stella a destra e poi vai dritto fino al mattino, la troverai. Sta in mezzo al Pacifico, proprio fra Guadalupe e il Giappone, a due passi dalle isole Hawaii. Non ti puoi sbagliare, perché - a parte la grande muraglia cinese - è l’unica cosa costruita dall'uomo sulla terra che può essere vista distintamente ad occhio nudo da un viaggiatore nello spazio. Garbage Patch è un’isola, non è un piccolo atollo in mezzo all’Oceano. E’un’immensa isola piena di colori e di odori, grande più di due volte il Texas, con un diametro di circa 2600 chilometri profonda 40 metri. E’ il settimo continente della Terra, che alcuni fingono di non conoscere e di cui molti non conoscono neppure l’esistenza. Garbage Patch è un’isola multicolore, ma non ci trovi nessuno. Le navi la evitano, i governi della terra fanno finta di non sapere che ci sia, nessuno ne parla. Eppure c’è: è un’isola galleggiante, una enorme massa di rifiuti che pesa più di 5 milioni di tonnellate, composto per l’80% da plastica. Garbage Patch è un’immensa zuppa di schifezze amici dell'ambiente. Navigandola non s’incontrano bimbi sperduti, ma di tanto in tanto oggetti costruiti dall’uomo: buste di plastica, contenitori di shampoo, palloni da pallavolo, impermeabili plastificati, tubi catodici di vecchi televisori, reti da pesca, bottiglie. I materiali di cui è composta non scompariranno mai, ma si frantumano nel tempo in pezzi sempre più piccoli, una poltiglia di veleno che viene ingerita dalla fauna marina, dai pesci e dagli uccelli, che poi muoiono costellando qua e là l’isola galleggiante delle loro carcasse imputridite. Garabage Patch è una melma creata spontaneamente dai venti leggeri e dalle lente correnti oceaniche circolari che accompagnano i naviganti del Pacifico, che formano una spirale che gli scienziati chiamano North Pacific subtropical High. Tutta questa plastica inizia con un percorso a terra, lungo fiumi e ruscelli, che poi sfocia nel mare aperto in un ammasso di plastica, che non scompare, ma diventa sempre più piccola. Milioni di tonnellate che il mare ha inghiottito ma mai ingerito.Questo enorme vortice ha iniziato dal 1950 a raccogliere e concentrare la spazzatura non biodegradabile di tutto il mondo proprio qui, all’Isola che c’è ma che tutti fanno finta di non conoscere. Garabage Patch è come un bimbo sperduto. Non è di nessuno, e nessuno vuole assumersi la responsabilità di fare qualcosa. E l’isola di spazzatura galleggiante cresce, giorno dopo giorno, anno dopo anno, uccidendo l’Oceano e modificando lentamente anche il corso delle correnti oceaniche, e probabilmente con il tempo anche il clima della Terra. Ogni tanto qualcosa riesce a scappare dal vortice della corrente, e si va a depositare su alcune spiagge delle Isole Hawaii o della California e bisogna intervenire per ripulirle, perche a volte si formano strati di spazzatura anche di 3 metri. Garbage Patch è un posto dove non arrivano i giornali, dove le tv non trasmettono notizie che parlano di interventi per il rilancio dei consumi, di incentivi all’acquisto di elettrodomestici, di automobili, di tutti quei sogni di plastica e metallo che affollano la nostra vita e che finiscono tutti, lentamente qui, trascinati dalla corrente, ignara, dell’Oceano. Garbage Patch è laggiù, ma forse è anche qui, a portata di mano. La costruiamo ogni giorno, a casa nostra amici del GVA, la coltiviamo come un male incurabile e come medici distratti fingiamo di non vedere, anzi la aiutiamo a crescere, preoccupati solo di guarire il mondo da un’influenza, dalla crisi economica. Un male che si espande con dolcezza, lambisce le coste, invade piano i continenti, le case e le città. La nostra vita.

Daniele V.

GVA, chi siamo

07:52 Posted In Edit This 0 Comments »

GVA (Gruppo Verde Annicco), è uno spin off accademico, nato da un gruppo di amici, e ha l’obiettivo di riportare la natura e la sua preziosa bellezza nei nostri luoghi. GVA è la prima proposta di “ecologia privata”. Da troppo tempo siamo abituati a delegare a “chi sta in alto” proposte e interventi concreti per la salvaguardia ambientale. L’ecologia privata, di cui il GVA è portavoce, richiama ogni cittadino al diritto-dovere di contribuire alla conoscenza e quindi al consapevole mantenimento di quei delicati equilibri naturali che, ignorati o troppo poco considerati, sono fondamentali per la nostra stessa esistenza sulla Terra. Non solo. Il GVA rammenta a tutti che l’ordine naturale, oltre a essere essenziale per la nostra vita, nella sua geometrica perfezione è anche bello. Per questo è intenzione di noi volontari del GVA riaccendere anche in paese qualche raggio di questa bellezza che spesso – e non soltanto a causa degli agenti inquinanti – non siamo più capaci di apprezzare. Con i nostri progetti vorremmo dare a tutti la possibilità di creare delle piccole oasi ecologiche dove alcuni insetti, uccelli e piccoli animali possano riprodursi. In questo modo ogni singolo cittadino può fattivamente contribuire al miglioramento dei nostri ambienti sempre più degradati. Vorremmo creare in paese tante piccole oasi, isole di biodiversità, che la natura connetterà in una rete. Proponiamo una diversa visione del verde, vorremmo che le persone non considerino il terrazzo o il giardino come una stanza da arredare con “piante-mobili” ma lo considerasse come un piccolo ecosistema che da una parte contribuisce al recupero ambientale e dall’altra dona la possibilità di stupirsi della meraviglia della natura. Tutti i progetti del GVA sono assemblati dai propri affiliati, comprendono la natura come la cultura, il recupero ambientale come le piantumazioni. Siamo attivi e vicini a voi, sosteneteci perchè abbiamo bisogno anche del vostro aiuto. Insieme renderemo più bello e più vivibile il nostro habitat e lasceremo in eredità ai nostri figli un futuro migliore.

Daniele V.