Desertec

11:54 Posted In Edit This 0 Comments »

Il Senato della Repubblica italiana è un’inesauribile fonte di saggezza amici del GVA. Non si finisce mai d’imparare. Prima ha autorizzato anche in Italia la vendita dell’aranciata senza arance: una fondamentale conquista per la salute degli italiani e non soddisfatti, dopo un grande lavoro intellettivo,hanno deciso di impegnare il governo per tagliare i fondi per lo sviluppo della tecnologia Archimede, un impianto Enel ideato da quel sempliciotto di Carlo Rubbia per la produzione di energia solare. I nostri senatori folgorati da un colpo di sole preso all’ingresso di Palazzo madama, hanno messo a confronto due tecnologie: quella nucleare (buona) e quella solare (cattiva). Una comparazione scientifica, che non tiene conto di quisquilie e bazzecole come produzione di scorie radiattive, la loro durata e i costi per il loro smaltimento, o degli eventuali rischi (e costi) in caso di incidente. Ma che si limita a prendere in considerazione l’unica cosa davvero importante: lo spazio occupato. Effettivamente, le aree richieste dal solare sono 64 volte più ampie a parità di potenza e ben 180 volte a parità di energia. E lo spazio vitale è importante cari amici del GVA. Vuoi mettere la bellezza di una bella centrale nucleare con la sua cupola radioattiva che rimarrà per 5000 anni e di godere della vista di un paio di belle colline qui in piena pianura, sotto cui riposerebbero per migliaia di anni le scorie radioattive, invece di qualche ettaro di pannelli fotovoltaici? Quindi, è ora di voltare pagina, di chiudere quei covi di perditempo chiamati "centri di ricerca" e abbandonare lo sviluppo di questa tecnologia solare. Noi siamo più furbi degli altri, più furbi di quei sempliciotti dei francesi e di quelle teste quadre dei tedeschi che, chissà perché, su questa fonte energetica stanno spendendo miliardi. Quello sciocco di Nicholas Sarkozy ha deciso, con il suo Piano Solare mediterraneo, di installare entro il 2020 impianti solari da 20mila megawatt nel nord africa. Sicuramente gli ha dato di volta il cervello. E quei semideficienti degli Amministratori Delegati di Munich RE, Siemens, Deuteche Bank, E.on, Rwe stanno per incontrarsi a Monaco di Baviera per investire 400 miliardi di euro in un progetto, il Desertec, basato sulla stessa tecnologia di Archimede, con l’obiettivo di dare a prezzi competitivi il 15% dell’energia elettrica necessaria all’Europa. Che gente incompetente che c’è per il mondo. Meno male che noi italiani siamo un passo davanti a tutti, mica siamo amministrati da dei cretini, a noi non la fanno. Chi ci garantisce ad esempio che il sole continui a risplendere? ....è! E se dovesse spegnersi domani cosa ne facciamo dei pannelli solari senza sole, ditemelo voi! E poi da uno studio di scienziati di cui non possiamo svelare nulla nemmeno il nome, (il governo) è uscito che un po di radioattivita attorno alle centrali terrebbe lontane, tra le altre buone cose, quelle fastidiosissime zanzare tigre, che come sapete ci flagellano per tutta l'estate. Bene, ora amici dell'ambiente avete tutte le informazioni che servono per decidere su quale fonte di energia puntare per il nostro futuro e non ditemi che è venuta la testa quadra pure a voi... è!

Inquinamento da "banche"

10:39 Posted In Edit This 0 Comments »

Oggi amici del GVA vogliamo parlarvi di un nuovo tipo di inquinamento, uno dei peggiori a mio medesto avviso. Un inquinamento subdolo che agisce sotto traccia, alla chetichella, lontano dai nostri occhi e sopratutto dalle nostre menti. Vorrei chiamarlo, se mi consentite, inquinamento bancario.Non solo le banche sono per gran parte responsabili di questa crisi economica che non ha mai fine, ma hanno il loro zampino anche quando si parla di ambiente. E non stiamo parlando delle emissioni, che di certo non saranno poche, emesse da ogni singola filiale, ma molto peggio: parliamo dei finanziamenti elargiti alle industrie più inquinanti del pianeta, come ad esempio le centrali elettriche a carbone. La peggiore di tutte, come detto, è la Chase che si stima abbia elargito 16 miliardi e mezzo di euro nelle industrie inquinanti. A seguire troviamo Citi e Bank of America con 13,7 e 12,5 miliardi di euro “gettati” nel mondo della CO2. A seguire i soliti nomi: Morgan Stanley, Barclays (la prima non americana), Deutsche Bank e Royal Bank of Scotland, mentre l’Italia viene coinvolta dall’ottavo posto con la presenza di BNP Paribas che non è completamente italiana, ma lo è almeno in parte. L’unica banca completamente italiana presente in questa poco invidiabile classifica è Unicredit che si attesta al quindicesimo posto con 5,2 miliardi di euro elargiti ad imprese inquinanti. Ma in classifica non manca nessuno visto che ci sono anche banche francesi, cinesi e di altre parti del mondo. Purtroppo, secondo gli analisti, la situazione va sempre peggiorando. Dai loro calcoli risulta che, nonostante ci sia maggiore consapevolezza sul peso dei gas serra oggi, negli ultimi 5 anni i finanziamenti in quella direzione sono aumentati di quasi il doppio, e sono destinati ad aumentare ancora se i Governi non faranno qualcosa. Se tutti questi miliardi fossero elargiti alle industrie dell’energia pulita, sicuramente gran parte dei problemi ambientali verrebbero risolti e questi istituti ne guadagnerebbero in credibilità. Parliamone amici dell'ambiente, in ogni luogo ci siano disposte ad ascoltarci, battiamoci per questo pezzo di terra dove ci è capitato di vivere. Non avremo mai altro luogo per vivere.

Daniele V.

Purtroppo avanziamo

10:27 Posted In Edit This 0 Comments »

Non c'è niente da fare amici del GVA, anche se non lo vogliamo progrediamo. Chi si ferma è perduto, recitava un vecchio adagio, ed infatti il 2011 si ripresenta meglio del 2010 e prima di lui il 2009 e così via a ritroso nel tempo. Ad un occhio non attento tutto sembra uguale, immobile, fa giorno al mattino e tramonta alla sera. Ma ogni giorno, anche se piccolo piccolo, facciamo un passo, ci muoviamo. Pure oggi facendo un giro per le vie del mio paese ho notato questo piccolo passo in avanti. Nella roggia Pessa, semi asciutta, facevano bella mostra di s'è due grossi sacchi di immondizia e gettando lo sguardo lungo l'asta della roggia, seguendo la corrente, alcune borsine ordinatamente legate, ordinatamente distribuite lungo le sponde. Ieri pomeriggio non c'erano. Sicuramente il frutto del lavoro notturno dei soliti imbecilli senza cultura e senza nazionalità. Che dire, quando ogni giorno assisti a questo lento ed inesorabile degrado della nostra acqua, della nostra vita, i buoni proponimenti vacillano come foglie al vento. Ti chiedi se vale la pena combattere, ti chiedi se riusciremo mai a vincere contro costoro. Ti chiedi dove sono le istituzioni, dov'è chi deve o dovrebbe controllare e ti viene voglia di prendere uno di questi incivili a calci. Ti chiedi perchè non molli e non ti rinchiudi in casa come fanno già in molti, troppi. Così succede ovunque getti lo sguardo. Strade, rogge, vie, campi, boschi tutto è un fiorire di borsine, sacchi, esta the, bottiglie. Quando non trovi di peggio. Televisori, frigoriferi, pneumatici, eternit, scarti edili se non addirittura fanghi di origine sconosciute. Una morte lenta, indolore. E tutto questo sotto gli occhi di tutti. Si qualche parolaccia contro qualcuno ci scappa, qualche frase pesante contro l'immigrazione, battute di rassegnazione nei confronti della polizia provinciale o di chi dovrebbe controllare, indagare, punire. Poi si torna a casa e si dimentica in fretta. In casa ci sentiamo al sicuro. L’inquinamento è lontano, la casa è pulita come il cortile, il giardino. Il nostro piccolo mondo è salvo, intatto. Ma è veramente così? Siamo al sicuro dietro le mura delle nostre case? E l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo non ci arrivano forse dall’esterno? Quel mondo inquinato che ci fa si arrabbiare, ma che bisogna dimenticare in fretta. Meglio non pensarci, illudendoci che i nostri alimenti arrivino da altre parti, da luoghi lontani, più puliti. Quei luoghi esistono solo nella nostra mente amici miei, vivono dentro le nostre speranze, i nostri sogni. Quei luoghi sono scomparsi o stanno scomparendo, per colpa nostra. Colpa di tutti quelli che fanno finta di non vedere, che demandano ad altri quello che ognuno di noi dovrebbe fare. Parlare, denunciare, scrivere, insegnare, educare. Una fetta di futuro, ogni giorno, è riposta nelle nostre azioni. Ogni giorno.
Daniele V.

Inquinamento domestico

10:25 Posted In Edit This 0 Comments »

Il progresso ha i suoi vantaggi amici del GVA ma, come per tutto, c’è il risvolto della medaglia. Da un lato abbiamo il meglio della tecnologia in casa: dall'Hi-fi al Wi-fi, dal microonde al micro-cellulare, reti wireless… dall'altro viviamo in ambienti altamente inquinati da elettromagnetismo, vapori, aria avvelenata. A questo punto i casi sono due: o cambiamo vita o cerchiamo di salvare il salvabile. Qui opteremo per la seconda soluzione; quella più alla portata di noi comuni mortali. Si stima che l'aria che staziona in ambienti domestici e uffici sia fino a 10 volte più inquinata di quella che troviamo fuori. Questa continua esposizione all'inquinamento si traduce in disturbi più o meno gravi: si va dalla semplice allergia alla più seria asma, sino ad arrivare a tutta una lunga lista di patologie. Tra gli imputati, gli apparecchi elettrico-elettronici, i mobili, i detersivi, i materiali edili e i rivestimenti e, ahimè, anche i vestiti. Tra gli inquinanti presenti in case e uffici che minacciano la nostra salute ci sono: Formaldeide (presente in quasi tutti i prodotti che abbiamo in casa, dai mobili alla carta igienica); Benzene, Xylene e Tricloroetilene (vernici, monitor, tappezzeria, fotocopiatrici, fumo); Cloroformio (acqua potabile); Ammoniaca; Alcoli e Acetone (moquette, cosmetici). Dopo questa premessa e prima di gridare “sono spacciato !”, È bene sapere che alcuni coscienziosi scienziati della Nasa c’informano che possiamo limitare i danni circondandoci di piante d'appartamento “specializzate” in ecologia domestica. Sono almeno 50 le specie di piante che possono aiutarci. Tutte le piante purificano l'aria ma qualcuna è “specializzata” contro alcuni agenti e sarebbe buona cosa coltivarne in casa alcune amici del GVA, forse non ci salveranno la vita ma sicuramente ci faranno respirare aria migliore.

V.D.

Syngas e rifiuti

11:46 Posted In Edit This 0 Comments »

Nei legami chimici dei rifiuti è intrappolata un'enorme quantità di energia. E la gassificazione al plasma, tecnologia che è stata in fase di sviluppo per decine di anni, potrebbe finalmente consentirci di estrarla. In teoria il processo è semplice. All'interno di una camera di combustione, alcune torce fanno panno passare della corrente elettrica attraverso un gas (spesso aria), generando un plasma, ossia un gas ionizzato con una temperatura superiore ai 7000 gradi Celsius, dunque più caldo della superficie del sole. Lo stesso fenomeno avviene anche in natura, dove prende il nome di fulmine; la gassificazione al plasma è, di fatto, un fulmine artificiale. Il calore elevatissimo del plasma rompe i legami molecolari di qualsiasi sostanza presente nella camera, convertendo i composti organici in gas di sintesi, o syngas ( una combinazione di monossido di carbonio e idrogeno), e intrappolando tutto il resto in un solido vetroso inerte, che costituisce la scoria. Il syngas si può usare come combustibile in una turbina per generare elettricità oppure si può impiegare per produrre etanolo, metanolo e biodiesel. Le scorie, invece, si possono trasformare in materiale per l'edilizia. Nella pratica, però, fino a oggi la gassificazione non è stata in grado di competere sul piano economico con i procedimenti tradizionali di smaltimento dei rifiuti. Tuttavia la tecnologia sta diventando sempre meno cara, mentre i prezzi dell'energia sono in crescita costante. Secondo Louis Circeo, direttore delle ricerche sul plasma del Georgia tech Research Institute, ora le due curve si stanno incrociando, cioè sta diventando più conveniente trattare i rifiuti in un impianto al plasma rispetto ad un conferimento in discarica In Florida, Louisiana e California sono in fase di sviluppo grossi impianti capaci di trattare 1000 o più tonnellate di rifiuti al giorno. Sembra troppo bello per essere vero-Ammette Circeo- ma l'Enviromental Protection Agency ha stimato che se tutti i rifiuti solidi urbani degli Stati Uniti venissero trattati con il plasma per generare elettricità, si potrebbero produrre dall'8 al 10 per cento del fabbisogno nazionale di elettricità, equivalente a circa 25 centrali nucleari o a tutta l'attuale produzione idroelettrica. Come potete vedere amici del GVA le alternative al nucleare già esistono o stanno partendo, l'importante è non perdere questo treno per non trovarsi, tra qualche anno, a rincorrere nuove energie.

D.V.

Vite a rischio

11:44 Posted In Edit This 0 Comments »

Quando vivi vicino ad una centrale nucleare lo sai, devi saperlo, che la tua vita, quella della tua famiglia, dei tuoi amici, può essere contaminata in qualsiasi momento da un disastro che travalica il tempo e la dimensione umana. Eppure non si è mai abbastanza preparati alla pioggia radioattiva che martella le esistenze nel raggio di chilometri e chilometri, costringendo la vita alla fuga. Devi metterlo in conto quando programmi la tua vita, quando decidi che quel lembo di terra sarà il tuo futuro, tuo, dei tuoi figli e dopo di loro dei tuoi nipoti. Non era preparato un uomo di 102 anni, residente nella cittadina di Iitate, distante 40 chilometri dall’impianto di Fukushima. Al pensiero di lasciare la sua abitazione, dopo l’annuncio delle autorità di ampliare l’area di evacuazione, l’anziano ha preferito togliersi la vita. Una vita interrotta che non vale poi tanto oggi in Giappone. I primi indennizzi disposti dalla Tepco, gestore dell’impianto di Fukushima, ammontano ad un totale di 50 miliardi di yen, 420 milioni di euro. Una cifra ridicola se paragonata al disastro umano e ambientale. Andranno alle 48mila famiglie che vivevano nel raggio di 30 km dal reattore. 38 mila nuclei familiari sradicati dalle loro case che riceveranno un milione di yen, ovvero 8.200 euro a testa di rimborso. I conti, insomma, non tornano. Intanto, oltre all’impossibilità di prevedere i terremoti, e la loro portata soprattutto, crollano altri miti sulla sicurezza del nucleare. E’ davvero così improbabile, come dicono, che si verifichi un incidente nucleare di un livello così alto? Quanti anni avevate all’epoca di Chernobyl? Negli ultimi 25 anni ne sono verificati già due del 7° livello, 1 del sesto, 3 del quarto e soltanto il cielo sa quanti dei livelli più bassi.

D. V.

Scorie nucleari

11:41 Posted In Edit This 0 Comments »

Tra tutti questi siti, quello che ne ospita la quantità maggiore è alle porte di Roma, presso la Nucleco a Casaccia (sono presenti rifiuti radioattivi della prima categoria, perciò a bassa radioattività), tuttavia i rifiuti con più alta radioattività sono concentrati nel sito di Saluggia. A queste si sommano circa 6 mila metri cubi (già cementati in cassoni o vetrificati in contenitori) che devono tornare dall'impianto di Sellafield in Gran Bretagna. Si tratta per la maggior parte di rifiuti a bassa attività che dovremo riprendere. Al Centro Enea di Rotondella, conosciuto anche come «Trisaia» (in provincia di Matera), a quasi trent’anni dall'avvio del programma si trovano ancora 2,3 metri cubi di rifiuti liquidi mai solidificati nonostante le ripetute richieste degli organi competenti. I rifiuti, oltretutto, sono contenuti in strutture metalliche di acciaio e carbonio che ormai non sono più in grado di garantire la tenuta. Il centro di Trisaia ospita anche 64 elementi di combustibile irraggiato, attualmente sospesi in una piscina di stoccaggio, circa 3 metri cubi di prodotto fissile e fertile (uranio e torio), 14 container di rifiuti biomedicali; dagli anni Sessanta è la sede dell’unico cimitero di rifiuti nucleari esistente in Italia, quattro fosse in cui sono stati accumulati rifiuti solidi radioattivi ad alta attività (pari a circa 100 curie) contenenti cobalto 60, Cesio ed altri radionuclidi. I rifiuti sono stati cementificati e le fosse ricoperte con uno strato di bitume. Durante l’attività le centrali nucleari hanno prodotto 1916 tonnellate di combustibile esausto amici del GVA, 328 delle quali sono ancora stoccate in Italia presso gli impianti di Caorso e Trino e la vasca del reattore di ricerca Avogadro a Saluggia. Quello di Saluggia è un deposito particolarmente a rischio, si trova sulle sponde della Dora Baltea, a due chilometri dalla confluenza con il Po, sopra le più importanti falde acquifere del Piemonte: nessuno può immaginare che cosa può accadere in caso di alluvione. Ci sono poi la centrale del Garigliano in provincia di Caserta dove è in funzione un impianto per il recupero e la solidificazione di liquidi e fanghi prodotti in passato e stoccati, e quello di Casaccia nel Lazio dove opera un impianto per l'estrazione di particelle alfa dei rifiuti del plutonio in modo da diminuirne la radioattività. Coperte da segreto militare sono tutte le informazioni sulla centrale nucleare della base di Pisa, ma è presumibile che rifiuti siano conservati anche lì. Come potete vedere amici del GVA, un gran brutta eredità e che minaccia pure di peggiorare!

D.V.

Pliocene

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Un ritratto chiaro del futuro del nostro clima si può trovare nel nostro passato. Attualmente, il livello atmosferico di biossido di carbonio (CO2) ha raggiunto le 390 parti per milione (ppm). Dall’ultima volta che è stato così alto sono passati circa 3 milioni di anni, e più precisamente nel Pliocene inferiore. Allora, i livelli di CO2 rimasti nell’aria per migliaia di anni ammontavano a circa 365-410 ppm. Di conseguenza, il Pliocene ci dà indizi vitali degli effetti a lungo termine di elevati livelli di CO2. La nuova ricerca, effettuata dall’Università dell’Arizona di Tucson, dall’Università di Cambridge e due californiane, esamina questo periodo e conferma i risultati precedenti che affermavano che il Pliocene è stato incredibilmente più caldo rispetto alle temperature attuali. La ricerca utilizza due metodi indipendenti per misurare la temperatura artica durante il Pliocene, sull’isola di Ellesmere. Essi hanno scoperto che le temperature dell’Artico sono state di 11-16 ° C più alte. Ciò è coerente con le altre stime indipendenti sulla temperatura artica rilevate da altri scienziati precedentemente. Le temperature del globo in questo periodo sono stimate in 3-4 ° C in più rispetto alla temperatura pre-industriale. Il livello del mare era di circa 25 metri più alto rispetto al livello attuale. Questo ci dice, in modo evidente, che il nostro clima è sensibile alle variazioni di CO2. Se riuscissimo a stabilizzare i livelli di CO2 a circa 400 ppm, sul lungo termine ci potremmo aspettare un ulteriore riscaldamento di 2-3° C, che è significativamente maggiore del riscaldamento previsto dai modelli climatici. Questo perché i modelli climatici includono solo i feedback di breve durata, come il vapore acqueo aumentato e lo scioglimento dei ghiacci marini. Una decina di anni fa, la perdita di ghiaccio ai bordi è aumentata e la Groenlandia ha cominciato a perdere circa 100 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno, salite a circa 300 miliardi di tonnellate nell’ultimo anno, a causa del mancato recupero legato alle nevicate. La storia passata della Terra ci sta inviando un messaggio forte e chiaro: gli attuali livelli di CO2 non sono sicuri. Allo studio fa eco il movimento 350.org (e non solo quello) che ci dice che dobbiamo stabilizzare i livelli di CO2 a 350 parti per milione per non incorrere in cambiamenti epocali. Questo significa ridurre drasticamente le emissioni di carbonio e ricercare i modi per rimuovere la CO2 dall’atmosfera, altrimenti andremmo incontro ad uno scenario apocalittico come quello del Pliocene ancora una volta.

D. V.

Sementi e futuro

09:03 Posted In Edit This 0 Comments »



Molti di voi ricorderanno che nella gelida isola di Spitsbergen, nel desolato arcipelago delle Svalbard stanno costruendo la superbanca delle sementi, destinata a conservare 3 milioni di varietà di piante di tutto il mondo. Una banca scavata nel granito, con chiusure a prova di bomba, sensori di movimento e una muraglia di cemento armato spessa un metro. Una specie di “Arca dell’Apocalisse”. Tutto bene direte voi, il grosso problema è che il finanziatore principale è la Fondazione Rockefeller assieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del biotech), la Pioneer Hi-Bred che studia ogm per la chimica DuPont e la Fondazione “Bill & Melissa Gates” di William III Gates il patron della Microsoft. Di banche di sementi ne esistono almeno un migliaio in giro per le università del mondo, per l’esattezza sono 1400. Perché proprio questa? Ricordiamo a questo punto le parole pronunciate da Henry Kissinger intorno agli anni ‘70: «Chi controlla il petrolio controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione». Il petrolio i Rockefeller lo controllavano all’inizio del secolo scorso con la Standard Oil, oggi lo controllano con il cartello petrolifero mondiale. Quindi si stanno organizzando per controllare il cibo… E' arrivato il momento di svegliarci da questo sonno profondo. Tra qualche anno il mondo intero sarà costretto a ricorrere ai sistemi ogm brevettati appositamente per noi dalle lobbies, strada senza ritorno che porterà alla scomparsa delle sementi autoctone riproducibili, in cambio di sementi penosamente sterili e alla dipendenza totale e schiavistica nei riguardi dei nuovi monopolisti. E' giunto il momento di muoverci per evitare l’inevitabile, anche perché se dovessero entrare gli ogm nelle coltivazioni tradizionali, difficilmente potremo tornare indietro, proprio a causa della loro enorme e veloce infestazione. Incoraggiamo la nascita e/o aiutiamo la diffusione dei gruppi di scambio sementi biologiche, perché se scompariranno le sementi autoctone, originarie un domani dovremmo chiedere il permesso alla Fondazione Rockefeller per poter vivere! Nei piccoli supermercati o dal negoziante di fiducia, chiediamo e pretendiamo solo alimenti biologici o biodinamici; evitiamo di fare acquisti nei grossi centri commerciali, tutti a capitale straniero. La scelta vegetariana biologica è per esempio, il primo passo, “il primo gradino di un progresso spirituale“. Aiutiamoci da soli, diamo una mano a noi stessi amici del GVA perchè nessuno verrà mai a darci una mano

Daniele V.