CO2 e fondi

04:33 Posted In Edit This 0 Comments »
Amici dell'ambiente dal mese di marzo saranno disponibili 600 milioni di euro per piccole e medie imprese, privati ed enti pubblici, che si impegneranno ad abbassare le emissioni di CO2. A riferirlo è una nota del Ministero dell’Ambiente, su quanto prevede il fondo rotativo di Kyoto, illustrato questa mattina a Roma dal ministro Corrado Clini nel convegno “Il patto dei sindaci dopo Durban”. Gli investimenti per ridurre le emissioni di anidride carbonica e migliorare la qualità dell’aria, e della vita, prevedono un finanziamento a tasso agevolato dello 0,5%. Verranno distribuiti dal prossimo mese per sostenere pubblici e privati che vogliono fare qualcosa per l’ambiente. Il fondo verrà erogato dalla Cassa Depositi e Prestiti e, come ha spiegato questa mattina il ministro Corrado Clini "Permette di investire in tecnologie e in sistemi per l’efficienza energetica e, nello specifico, potrà essere impiegato     micro-trigenerazione, elettricità, calore e fresco." Potranno usufruire del fondo europeo per la riduzione delle emissioni Università, ospedali, condomini o piccole o medie imprese. Gli investimenti faranno aumentare l’efficienza energetica del nostro Paese dal 40 all’80%. Il ritorno dell’investimento per chi utilizzerà i fondi è stimato in 36-48 mesi. Quindi chiunque volesse investire nelle tecnologie verdi per ridurre le emissioni inquinanti troverà un beneficio economico nel giro di 3-4 anni, risparmiando nel frattempo nelle spese per l’energia e nell’abbattimento dei costi di riqualificazione e miglioramento energetico. Il ministro dell’ambiente Clini parla di un meccanismo virtuoso che mette a disposizione liquidità e che si autoalimenta perché viene restituito. Difatti l’Unione europea prevede che il 50% delle entrate venga riutilizzato per nuovi finanziamenti verdi a fine 2012. Nel nostro Paese, come si è appreso ultimamente, gli investimenti per le tecnologie a basso impatto ambientale non sono molto decollate e certamente la possibilità di ottenere finanziamenti a tassi agevolati potrebbe essere un’ottima possibilità per rimodernare le filiere, ridurre e risparmiare per l’ambiente. Aguriamoci che gli italiani sappiano dare un valore al loro futuro.

Fonte (ministero dell'ambiente)
D.V.

Petrolio: l'ultimo respiro?

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Oggi parliamo di petrolio amici dell'ambiente, un problema oggi e peggio ancora sarà il domani. Secondo gli ultimi dati dell’USGS (Servizio Geologico degli Stati Uniti) sotto di noi sono ancora disponibili riserve di petrolio sufficienti per soddisfare il nostro fabbisogno, a ritmi attuali, per altri 50 anni, ma è chiaro che la domanda è in continuo aumento. Cosa accadrà dopo il 2060? Se, come molti sperano, la maggiore efficienza dei consumi e l’introduzione delle rinnovabili dovrebbe ridurre il nostro tasso di consumo attuale, non è detto che lo stesso possa avvenire anche al di fuori dei Paesi Occidentali visto che Cina, India e Brasile, ma anche altre nazioni in via di sviluppo, potrebbero riportare questo consumo ai massimi storici. La teoria del picco di petrolio (il punto massimo di estrazione dopo il quale ne sarà disponibile sempre meno fino all’esaurimento) non è nuova, ma risale ad oltre 50 anni fa. In linea teorica è corretta perché trattandosi di un materiale fossile non ce n’è all’infinito. L’inventore della teoria, il geologo King Hubbert, stimò il momento del picco negli anni ’70. Questa data è stata portata in avanti più volte, i teorici sostengono che il picco sia già stato raggiunto nel novembre 2009, data da cui non si sono più registrate estrazioni maggiori. Una cosa è certa: non ne avremo per sempre. Tornando alla nostra rilevazione, secondo l’istituto americano attualmente c'è ancora 1miliardo di barili di petrolio sotto di noi. Come spiegato già in un precedente articolo, fino ad oggi ne sono stati estratti circa un miliardo, dunque numeri alla mano sembra che ce ne siano ancora tanti. Ed invece non è così semplice, dato che è vero che ce n’è ancora a disposizione, ma diventa sempre più complicato estrarlo dato che si trova sempre più in profondità, in aree delicate come i poli, o nelle sabbie bituminose. Con conseguenze inimmaginabili sull’ambiente dovute alle attività estrattive. Da tutti questi dati emerge un quadro piuttosto chiaro che si può riassumere con poche frasi: il petrolio prima o poi finirà, non si sa quando e forse, grazie alle moderne tecnologie il picco deve ancora arrivare. Ma sicuramente il suo prezzo continuerà a salire perché se un secolo fa bastava fare un buco nel terreno per trovare dell’oro nero, ora è molto più complicato e dunque un barile di petrolio alla produzione, e di conseguenza in tutto l’iter fino ai rivenditori, costerà sempre di più. Estraendo petrolio dal sottosuolo l'umanità (o almeno parte di essa) ha goduto di un bum economico senza euguali ma è altrettanto vero che abbiamo inquinato questo pianeta al limite di non ritorno e con l'estrazione delle rimanenti scorte avremo portato in superfice miliardi di tonnellate di immondizia. Il petrolio si rivelerà l'ultimo respiro per l'umanità?

D.V.

Gas radon

04:38 Posted In Edit This 0 Comments »
Chi di voi ha già sentito parlare del gas Radon alzi la mano, tutti!! Possibile? Va bè, vorrà dire che quello che sto per dirvi non sarà una novità per voi, informatissimi amici del GVA. L'uranio 238 per decadimento, da origine all'uranio 234 e successivamente al radio 226. A sua volta il radio 226 si trasforma in radon 222. Il radon origina dei "figli" al quanto instabili e con vita breve indicativamente pochi minuti o secondi; i figli (polonio 218, piombo 214, bismuto 214, polonio 214) liberando particelle alfa, danno origine a radioattività e solo dopo una serie di decadimenti, al piombo 206 stabile.    Il gas radon è subdolo perché non si vede e non si sente, ma può avere effetti nocivi su diversi fronti; non ultimo quello della salute. Secondo gli scienziati tedeschi, infatti, nella sola Germania è causa di 1.900 decessi l’anno per cancro ai polmoni. Recenti studi, condotti in Italia invece suggeriscono che l’esposizione prolungata al gas radon è responsabile di circa il 10% dei casi di cancro ai polmoni che si verificano ogni anno. Il tasso di decessi in Italia potrebbe quindi essere maggiore che non quello della Germania e attestarsi a circa 3.000 l’anno. Che sfiga ragazzi, non ne avevamo abbastanza di inquinanti di tutte le qualità ci voleva pure il Radon a rompere!  Nell’Unione Europea si stima invece ci siano circa 20mila decessi l’anno per cancro polmonare da radon; Un nemero talmente elevato da essere secondo solamente al fumo. Ecco quindi la necessità di poter stabilire se nella propria abitazione vi sia la presenza sgradita di questo gas pesante e radioattivo. Se nella propria casa convive il Radon è bene sapere in che quantità è presente e come questo esponga chi ci abita a un continuo bombardamento di radiazioni, sottolineano gli scienziati dell’Università di Erlangen-Norimberga. Da una piccola ricerca in rete amici del GVA ho scoperto che questi rilevatori di Radon hanno un costo che si aggira sui 250 euro, possono essere pochi per salvarci la vita ma possono anche essere tanti per le famiglie meno abbienti. Secondo i dati il radon all’interno degli edifici residenziali fornisce un importante contributo per l’esposizione radiologica della popolazione generale. In particolare si è stimato che i livelli di radon in zone residenziali sono superiori a 100 Bq/m3 nel 36% degli edifici; superiori a 200 Bq/m3 nel 18% dei casi. I dati sono espressi in Bequerel per metro quadro, che è l’unità di misura della presenza di una sostanza radioattiva per metro cubo di aria. La media stimata della presenza di radon in Italia è di 20-120 Bq/m3 e come sempre i valori più alti si trovano in Lombardia! Noi siamo primi, che culo!  Il problema, fanno notare i ricercatori, è che ci sono molte case costruite con materiali che producono gas radon come, per esempio, il tufo. Allo stesso modo è altamente presente nei terreni di origine vulcanica, oppure la "Pianura Padana" ricca già per conto suo. Diventa quindi necessario poter individuare gli edifici con elevata presenza di questo gas per poter intervenire con misure strutturali. Questi interventi sugli edifici potrebbero salvare molte vite ogni anno ed è qui che intervongono le amministrazioni più attente e responsabili, uno studio di questo tipo non svenerebbe nessuna amministrazione e ci farebbe fare sogni più
tranquilli.  

    PS.

Pavimentazioni realizzate con cassero a perdere in plastica riciclata e getto di calcestruzzo, oltre a mille altre buone cose, impedisce la concentrazione di gas “Radon” proveniente  dal terreno, grazie all’adeguato sistema di ventilazione mediante collegamento di tubazioni con l'esterno.  

    Daniele V.

Tasse e inquinamento

08:01 Posted In Edit This 0 Comments »
Dall’inizio di quest’anno qualsiasi aereo che percorra i cieli europei dovrà pagare una tassa. Si tratta di una sorta di eco-tassa che è commisurata in base alle emissioni che quell’aereo produce e che rimangono sopra le nostre teste. Le compagnie aeree europee, mugugnando, hanno accettato; quelle americane hanno prima protestato, ma poi hanno dovuto sottostare. Quelle cinesi no. Il Governo del Paese asiatico ha infatti vietato categoricamente alle proprie compagnie aeree di aderire alla tassa sull’inquinamento europea. Secondo i cinesi infatti questo sovraprezzo, che va a pesare sul costo del biglietto per i passeggeri, è un ostacolo commerciale scorretto, e pertanto non accetta di dover sottostare a quest’imposizione. Ma lo sarebbe se fossero soltanto gli aerei cinesi a doverlo pagare. Invece questa tassa sulle emissioni la pagano tutte le compagnie, e la battaglia cinese è solo di principio. Dunque cosa avviene ora? Gli scenari sono diversi. Il primo, e più immediato, sarà che se le compagni aeree cinesi non pagheranno questa tassa, ogni volta che un loro aereo sbarcherà sul suolo di qualsiasi aeroporto europeo si troveranno a pagare una multa ancora più salata della tassa, che non potrà nemmeno essere girata ai propri passeggeri, ma dovrà essere pagata dalla compagnia direttamente. Il secondo scenario prevede che il Governo cinese, che la prossima settimana incontrerà alcuni leader europei, alla fine protesti ma aderisca. Ma c’è anche la possibilità che le difficoltà economiche europee possano concedere alla Cina una sorta di “proroga”, in cambio di prestiti. Infine c’è anche la possibilità che agli aerei cinesi venga negata l’autorizzazione all’atterraggio in Europa, ma questo sembra di più un provvedimento eccessivo e sicuramente non è gradito da nessuno. Le compagnie cinesi non possono decidere autonomamente di pagare questa tassa perché in Cina tutto è sotto il controllo del Governo che decide persino le tariffe. Ogni compagnia infatti ha una tariffa fissa da rispettare e senza l’autorizzazione “dall’alto” non può modificarla, dunque figuriamoci pagare una tassa ad una potenza straniera. Come sempre amici dell'ambiente ognuno valuta a modo suo il danno globale che arreca a questo pianeta, temo che presto se non cambieremo rotta ogni nazione dovrà guardare ben più in la del proprio naso se vorremo sopravvivere.

D.V.

Fondi e inceneritori

03:28 Posted In Edit This 0 Comments »
Novità dall’Europa per gestire l’emergenza rifiuti in Italia, e nello specifico per fronteggiare la situazione della Campania dove, nonostante le iniziative promosse dalla giunta De Magistris, il problema dei rifiuti non riesce a trovare soluzione. Ad avvisare del piccolo successo è lo stesso ministro dell’Ambiente Corrado Clini Il commissario dell’Unione europea all’Ambiente si è detto disponobile a scongelare i fondi di coesione non per le discariche, ma soltanto per la raccolta differenziara e gli inceneritori per il recupero di energia. E di recupero di energia e di raccolta differenziata sarebbe, in effetti, il caso di parlare proprio in questi giorni quando alla situazione campana dei rifiuti in strada, si unisce quella non meno drammatica di Roma, con la discarica di Malagrotta che verrà chiusa a breve, ricordiamo la proroga del 31 dicembre 2011, e l’apertura di ben 7 discariche, fuori il Comune di Roma peraltro, che dovranno contenere i rifiuti indifferenziati dei romani! I fondi europei di cui informa Clini sono stati concessi per l’emergenza della Campania, ma una corretta gestione e l’applicazione di un modello di riciclo dei rifiuti e smaltimento corretto delle materie non riutilizzabili potrebbero essere facilmente esportati anche nella Capitale. Il ministro Clini ha spiegato che la Regione [Campania] ha approvato il Piano dei rifiuti e entro marzo approverà quello per la gestione dei rifiuti speciali. L’Unione europea ci ha dato tempo fino a giugno per rientrare nell’ordinarietà. Mi auguro che ciò avvenga, per evitare una multa molto salata per i cittadini italiani. Bisognerà chiedere conto alla Regione delle risorse pubbliche utilizzate per arginare l’emergenza dei rifiuti e anche, ha precisato il ministro dell’Ambiente, snellire le procedure di bonifica delle aree industriali in disuso, perché procedure troppo complesse potrebbero essere un forte vantaggio per la criminalità organizzata e attività anche non intenzionalmente illecite. Insomma la solita Italia chiusa da inadempienze e malaffare, riusciremo a risalire questa china?
D.V.

Danni e cause

04:40 Posted In Edit This 0 Comments »
I mutamenti climatici hanno già cominciato a far notare il loro effetto. Per questo in molte parti del mondo si stanno già prendendo provvedimenti, e tra questi ce n’è uno nuovo: un’assicurazione contro i danni da cambiamento climatico. E’ quello che gli Stati americani della California, Washington e New York hanno chiesto recentemente alle principali compagnie assicuratrici del Paese. Secondo quanto riporta il New York Times, queste clausole già ci sarebbero, ma per paura che siano troppo dispendiose, molte compagnie fanno finta di nulla e non le promuovono. Per questo i rappresentanti di questi Stati hanno chiesto una maggiore pubblicità per rendere noto a tutti che il pericolo c’è e che esiste anche il modo per tutelarsi dai danni. Tra i fattori principali che sono derivanti dal riscaldamento globale ci sono i danni provenienti dagli incendi, dall’innalzamento del livello del mare o quelli dovuti alla siccità ed alle temperature sempre più alte. Gli USA, nonostante in questi giorni stiano decidendo quale candidato repubblicano mandare a sfidare Obama, pur sapendo che tutti questi negano l’esistenza del fenomeno, hanno molta paura del riscaldamento globale, in particolare dopo l’ondata di caldo record dello scorso anno avvenuta in Texas, contemporanea alle tempeste avvenute in altre zone, o subito dopo la super-nevicata che bloccò New York lo scorso inverno. Inoltre gli scienziati continuano a ribadire la necessità di ridurre le emissioni di carbonio, in particolare proprio in quel Paese che è il secondo emettitore mondiale dopo la Cina, un dato innegabile, altrimenti questi avvenimenti accadranno sempre più di frequente in futuro. Ed anche se alcuni scienziati al soldo dei repubblicani continuano a dire che questi fenomeni metereologici non possono essere collegati ai mutamenti climatici, la paura c’è e forse un’assicurazione contro questi danni potrebbe fare rasserenare alcune persone. Certo, poi bisognerà trovare un perito che confermi che ad esempio i danni di una nevicata record siano riconducibili al riscaldamento globale, ma questa è un’altra storia.

D.V.

Consumo di suolo

10:16 Posted In Edit This 0 Comments »
L’ambiente italiano è in crisi. Le cause sono tante, ma la maggiore è senza dubbio il consumo di suolo. Almeno secondo un recente studio effettuato presso l’Università de L’Aquila che ha calcolato un incremento della cementificazione selvaggia negli ultimi 50 anni che mette in pericolo interi ecosistemi. Il problema è che l’urbanizzazione è fatta senza regole, con centri urbani che spuntano come funghi senza tutele per il territorio e che hanno bisogno di infrastrutture, che si mangiano altro suolo, per essere collegati tra di loro. Senza poi contare quelle opere che sono volutamente illegali come edifici abusivi che vengono condonati (4 milioni e mezzo le richieste di condono dal 1985 al 2003), cave e discariche che poi, in un modo o nell’altro, passano inosservate e riducono ulteriormente il suolo italiano. Secondo i dati dello studio ad esempio, in Emilia Romagna spariscono 9 ettari di suolo al giorno; mediamente in tutto il Paese le città “crescono” di 800 metri quadrati per 75 ettari di terreno in meno al giorno, tutto in onore del Dio Cemento.  Dunque come fare per risolvere la questione? Non si può all’improvviso smettere di far funzionare la macchina dell’edilizia altrimenti rimarrebbero senza lavoro migliaia di persone. La soluzione la propongono Fai e WWF:     moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale e il censimento degli effetti dell’abusivismo edilizio su sala comunale. Inoltre, dare priorità al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale per penalizzare l’uso di nuove risorse territoriali e permettere il cambio di destinazione d’uso di un terreno se coerente con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità. In sostanza significa evitare che i centri storici cittadini rimangano abbandonati perché acquistare una casa e ristrutturarla a volte costa 2-3 volte che acquistare una casa fuori città completamente nuova. Ma anche rafforzare la tutela delle nostre coste, estendendo da 300 a mille metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia e difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali, ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico in questo modo le tragedie come quelle a cui assistiamo inerti negli ultimi anni di paesi inondati da due gocce d’acqua potrebbero essere, se non eliminate, almeno ridotte drasticamente. meditiamo gente....meditiamo.

D.V.

Shopper

03:26 Posted In Edit This 0 Comments »
I sacchetti di plastica non biodegradabili non saranno più messi in circolazione. Lo ha deciso tramite decreto il Governo, sotto la pressione del Ministro per l’Ambiente Corrado Clini che ha messo in pratica l’impegno preso dall’Italia nel 2007. Per bloccare l’inquinamento dovuto alla plastica dei sacchetti usa e getta, ormai 5 anni fa il nostro Paese prese un impegno a livello europeo: eliminare gradualmente queste buste. Ora lo ha completato. Sulla Gazzetta Ufficiale sono stati sanciti i limiti nella composizione delle buste che da ieri possono entrare in commercio attraverso il decreto legge n.2 del 25/01/2012 denominato “misure straordinarie e urgenti in materia ambientale” che all’art.2 aggiorna il divieto entrato in vigore dal 1 gennaio 2011. Da ora in poi un sacchetto per essere definito veramente biodegradabile deve garantire la sua compostabilità secondo la norma europea EN13432, che mette al bando anche gli shopper realizzati con gli additivi, ampiamente diffusi nel commercio al dettaglio nel nostro Paese ha dichiarato raggiante Legambiente in un comunicato. Ma vediamoli questi limiti. I sacchetti di plastica riutilizzabili dovranno essere composti da uno spessore minimo di 200 micron per le buste ad uso alimentare e 100 micron per quelle non alimentare. Per intenderci si tratta della classica sporta che costa 1-2 euro molto duratura fatta di diversi materiali come la iuta o la plastica più dura, e che può essere riutilizzata all’infinito. Rimane ancora la possibilità di produrre buste con minori spessori, ma se fatte, esse dovranno essere realizzate da materiali compostabili, cioè quelle talmente leggere da essere utilizzate una volta sola perché non resistono molto e che potranno poi biodegradarsi. Grazie all’impegno rispettato dal Ministro Clini, l’Italia completa nel migliore dei modi la rivoluzione iniziata con il bando dei sacchetti di plastica inserito nella finanziaria 2007, che ha già permesso una forte riduzione degli shopper usa e getta in tutto il Paese e la riscoperta della sana abitudine delle sporte riutilizzabili. Con la legge di ieri l’Italia si conferma paese leader al mondo nella lotta all’inquinamento da plastica e nella promozione di produzioni industriali innovative e rispettose dell’ambiente. Finalmente siamo primi in qualche cosa di veramente utile, era tempo che l'Italia facesse parlare di se positivamente e non solamente per truffe o inadempienze!

D.V.

M'illumino di meno 2012

03:20 Posted In Edit This 0 Comments »
Torna il consueto appuntamento con M’illumino di meno, la campagna di sensibilizzazione sull’efficienza promosso dalla trasmissione Caterpillar di Radio 2. Per l’ottava edizione dell’evento si chiede ai cittadini di diventare ambasciatori del risparmio energetico e di spegnere le luci dalle 18 alle 19 del 17 febbraio 2012. Quest’anno M’illumino di meno non si limita al risparmio energetico, ma si fa promotore di altre iniziative green che vanno dalla mobilità sostenibile alla riduzione dei rifiuti. Scopriamo il programma! M’illumino di meno si svolge a pochi giorni dall’anniversario del Protocollo di Kyoto per lanciare un messaggio di sostenibilità e di razionalizzazione dei consumi, oltre che per la promozione dell’energia pulita. Ma per il 2012 bollono in pentola diverse iniziative di sensibilizzazione, sintetizzate in quattro voci:
    riduzione degli sprechi;
    produzione di energia pulita;
    mobilità sostenibile, ossia uso della bicicletta, del car sharing, dei mezzi pubblici, o andare a piedi;
    riduzione dei rifiuti, con raccolta differenziata, riciclo e riuso dei materiali, attenzione allo spreco di cibo.

Leggiamo intanto il Decalogo del risparmio energetico, con consigli pratici per ridurre consumi e costi delle bollette:

    Spegnere le luci quando non servono;
    Spegnere gli interruttori degli elettrodomestici e gli stand by;
    Sbrinare il frigorifero spesso, tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa consumare di meno;
    Usare il coperchio quando si fa bollire l’acqua in pentola ed evitare che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola per evitare inutili dispersioni di energia;
    Abbassare i termosifoni se in casa fa caldo, piuttosto che aprire le finestre;
    Sostituire gli infissi per limitare gli spifferi e la dispersione di energia;
    Usare le tende davanti a finestre, infissi e porte per creare intercapedini;
    Non lasciare le tende chiuse davanti ai termosifoni;
    Inserire pellicole isolanti e riflettenti tra i termosifoni e i muri esterni;
    Usare l’automobile solo se necessario e condividerla con chi fa lo stesso percorso.

Un pò le solite cose amici dell'ambiente, niente di epocale; eppure ancora non ci siamo e questi piccoli traguardi sono lungi da essere inseriti nella nostra cultura giornaliera.

D.V.